Cose a caso/Cose che succedono quando non studi francese

I dieci del male

Dare contro alla Cina è facile, specialmente quando ci vivi o ci hai vissuto: e lo smog, e le motociclette impazzite, e la frutta bionica, e i cinesi che ruttano e sputano.. . Adesso però per par condicio vi dirò tutto quello che mi ha disturbato dal mio ritorno in Italia, che mica è tutto rose e fiori qui.

  1. Mi tormenta ancora oggi: la canzone di The Kolorz, che per comodità e per non doverla cercare intitoleremo “Uo-o-o-o”, canzone che ripete il ritornello omonimo al titolo che abbiamo assegnato un numero di volte tale da rincoglionirti abbastanza e non notare che le strofe recitano più o meno così (vado a orecchio) : “Whtzyuchuchutimewemasononidimadataim”, ovvero tantissime parole cantate in fretta, con tantissimo tempo lasciato a lagnarsi con la “o”. Quella canzone è il MALE. Vodafone che la usa per i propri spot pubblicitari è il MALE.
  2. Cosa che mi ha turbato e indignato infatti è stata la Vodafone, in virtù delle poco sagge politiche in termini di jingle pubblicitari, e anche perchè sono dei ladri. Perchè scalano soldi dalla tua sim appena varchi i confini. E data la nostra posizione su scivolosi pendii montani, un attimo e si è in Francia, un attimo e ti si prosciuga la sim.
  3. La povertà. Quando ero in Cina lavoravo, ora mi trascino ai margini della soglia di povertà, da cui deriva la mia ricerca di impieghi più o meno seri (di cui vi racconterò in un altro post).
  4. Quarta cosa, strettamente collegata con la terza: vivo con i miei genitori perchè sono povera. Ma la cosa più terribile non è tanto la condizone in sè di parassita, quanto piuttosto il dover chiedere il permesso e litigare per poter uscire la sera o la domenica pomeriggio. Argh.
  5. Carboidrati, tantissimi carboidrati sempre. Mio padre vive nella convinzione che se non accompagno tutti i pasti, con la sola eccezione forse della colazione, con il pane morirò tra atroci patimenti e di inedia. Per cui ogni tentativo di limitare o evitare di assumere carboidrati la sera è vano.
  6. Non esistono ristoranti etnici a Cuneo; è pur vero che non abito nemmeno in chissà quale centro cosmopolita. Però mi mancano tutti i ristoranti indiani e messicani che c’erano a Shanghai.
  7. Abito in campagna e in campagna fa buio, la campagna poi è popolata di animaletti, topolini, lucertole, passerotti, anche bisce se ti va male. Se ho il permesso di uscire la sera (vedi sopra) al ritorno devo attraversare cento metri di prato buio e abitato da chissà quali creature pronte ad assalirmi. Al che sorge spontanea la domanda: è valsa la pena di litigare per uscire? Oppure, altra alternativa: dovrei tornare all’alba come fa mio fratello?
  8. La gente che ti chiede: mi dici qualcosa in cinese? Si dice moushi. Qualcosa si dice moushi. Ora vai e muori nel modo che ritieni più giusto.
  9. L’esaltazione provinciale per le luci. Qua serve una precisazione. Come si diceva più su, Cuneo non è chissà quale centro cosmopolita, quindi poche cose accadono. Per esempio prassi consolidata è la Fiera del Marrone, manifestazione che intasa Cuneo e obbliga chi partecipa a mangiare castagne carissime. Altre manifestazioni sono rare o assenti, oppure accadono un anno in via sperimentale e poi vengono abbandonate. Insomma, quest’anno si è deciso di testare l’entusiasmo e la partecipazione degli abitanti con un’installazione luminosa nella via principale del centro storico, via Roma. L’installazione di per sè non era male, fatta eccezione per il primo pannello troppo colorato, esageratamente grande, pacchiano e, udite udite, che in determinate serate veniva acceso e spento a ritmo di musica. E qui casca l’asino. Immaginate me che, appena tornata dalla Cina (erano passati due giorni), vado a vedere questa cosa e sono circondata di gente esaltatissima che fa filmati con i cellulari, chiama a casa (!), pubblica ovunque foto di questo strabiliante spettacolo. Datevi tutti quanti una calmata.
  10. Il Comic Sans. Scritte in Comic Sans ovunque.
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