Cinesi

Two is megl che one

Ve lo ricordate il Taiwanese? Quello che non distingue le scodelle dai piatti piani? Sì? Bene. Dovete sapere che ha anche paura del buio, nel senso che, se torna a casa la sera e nessuno è in soggiorno o in cucina, accende la luce dell’ingressino e la lascia accesa per percorrere meno di sei metri per arrivare alla sua camera. E poi la lascia accesa. E sono sei metri. Sei metri di NULLA, senza spigoli pronti ad attentare ai mignoli dei piedi, senza curve a gomito. Ma soprattutto: abitiamo forse nel mezzo del deserto del Nevada? Vuoi che non ci siano luci di ogni tipo a filtrare dalla finestra? Seriamente?!?

A parte queste caratteristiche frustranti, che lo renderebbero indegno di celebrare il rituale dell’accoppiamento, è riuscito a trovare una fidanzata. Sì, perché ha una fidanzata. E questa fidanzata è frequentemente ospite da noi. Il fatto in sé non mi disturba, quello che mi disturba sono piccole aspetti del suo carattere che la rendono a volte un cartone animato, a volte un personaggio abbastanza spaventoso, ogni tanto una fuori da mondo.

Partiamo intanto dal suo inesauribile entusiasmo per la vita. Che la rende un personaggio sgradito, soprattutto il lunedì mattina quando mi preparo per andare al lavoro. Lasciami in pace, ok. E partecipa allo sconforto generale. Oppure a metà settimana al mio ritorno dal lavoro. Sono stanca e ho dovuto domare con le fiamme un gruppo di adolescenti cinesi. Non mi parlare. Non mi guardare. Non respirare vicino a me. Invece lei è contenta. Ogni tanto fa addirittura le giravolte mentre ti parla, e non sto scherzando.

Fin lì ancora tutto bene. Soprattutto perché quando viene è per stare con lui. Gioca a tennis. Oppure dorme sul divano. L’unica cosa è che, visto che io torno prima di lui dal lavoro, lei quando torno salta su sul divano e si mette a chiacchierare con me. Oltre al fastidio in sé per la sua loquacità e il suo entusiasmo per la vita, c’è anche il fatto che mi chiama dear, che non ha senso, e poi parla di sé in terza persona, cosa che mi era sfuggita fino al giorno in cui trovo la mia roba asciutta distesa sul divano e un bigliettino: she picked up dear’s clothes, because they were dry (lei ha raccolto i vestiti di tesoro perché erano asciutti). Che io subito ho pensato fosse per il suo fidanzato. Perché qualsiasi persona normale avrebbe detto: IO ho raccolto la tua roba perché avevo bisogno di spazio per appendere la mia. Solo dopo ho realizzato, e ho avuto un po’ di paura. E da allora mi rendo conto che mi chiama sempre dear… Il che è strano, dato che il mio nome è molto facile per i Cinesi.

Una cosa invece successa qualche settimana fa è, come avevo accennato, che abbiamo licenziato la ayi e io e Rita ci occupiamo della pulizia dell’appartamento: cucina, nostro bagno, salotto e le nostre camere. Detto ciò, una domenica sera io e Rita eravamo sedute al tavolo a chiacchierare e lei arriva, ci chiede qualcosa tipo: “Com’è stata la vostra giornata oggi?” oppure “Cosa avete fatto oggi?” e noi abbiamo risposto che avevamo pulito la casa e poco altro. La sua risposta è stata: “Why?” con tanto di questa faccia:
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“Perché c’erano le balle di fieno che rotolavano in salotto, per esempio?”

Non so che pensare, tranne che lui ha iniziato a comprare mobili a caso (un tavolo in ferro battuto da giardino, un asse da stiro, un mobiletto e una sedia da scrivania rossa) e

pianificano di andare a vivere insieme qui a Shanghai. Vi auguro tanta felicità, basta che non ci rivediamo mai più.

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