Cose che succedono quando non studi francese

Lo schifo, le schife

Oggi preme parlare di un problema tanto importante quanto ignorato dai principali mezzi d’informazione. Oggi parleremo delle schife.
Le schife, come dice in nome, fanno schifo, suscitano ribrezzo, ti fanno lanciare un urletto isterico e agitare convulsamente le mani. Le schife molto probabilmente in italiano si chiamano scolopendre, ma il nome schife, ampiamente usato nel cuneese, va benissimo, perché così si impara subito a temerle.
La cosa che fa schifo delle schife, non è la loro presunta zozzaggine, come per gli scarafaggi o i topi, ma il fatto che siano come delle giganti pallide sopracciglia che si muovono, sulle lunghissime zampette-peli. Brrrrrrr.
Ma dicevamo. La cosa bella di casa mia è che sto in alto, tanto alto. Al trentunesimo piano per la precisione, e questo mi mette al riparo dai principali agenti appestanti cinesi. Tipo ratti e scarafaggi. Le zanzare invece hanno imparato a prendere l’ascensore e ogni tanto ci vengono a trovare.
Quindi niente topi o bacarozzi, e speravo niente schife. E invece.
La prima avvisaglia di pericolo ce l’ho avuta quando, parlando alla mia coinquilina delle schife, mi dice che ne aveva una in camera, sul soffitto, e continuavano a fissarsi. E lei doveva dormire, ma come fai?!
Il secondo momento pregnante d’orrore è stato quando venerdì mattina, prima di andare al lavoro, mi sveglio e decido di lavare i piatti. Orrore! C’era una schifa nel lavandino! Supero l’istinti di lanciare urletti agitando le mani (erano pur sempre le 7 del mattino) e sfogo il mio orrore aprendo l’acqua del lavandino alla massima potenza.
Lei galleggia un po’ a pancia insù e io penso di aver vinto. Inoltre il mio piano diabolico era perfetto: in venerdì viene sempre la ayi! Quindi avevo pensato di lasciare gli ultimi piatti lì e far sì che fosse lei a dover disporre degli ultimi resti della schifa.
Invece il taiwanese l’aveva licenziata dopo che giovedì avevamo parlato di spending review domestica. Quale solerzia! Io mi aspettavo ancora qualche giorno di copertura straordinaria!
Quindi torno a casa alle 6.30 di pomeriggio e la casa non era stata visitata. Pensavo e speravo che la mia coinquilina avesse provveduto ad avvicinarsi alla cucina, ma no, allora la chiamo e le dico: ho una brutta notizia.
Le racconto della schifa mentre andiamo in cucina (io e lei ci parliamo in inglese, ma “schifa” lo dico comunque in italiano, che è bello evocativo e lei comunque sa cosa sono adesso e le chiama “the schifas”). Lei cattivissima mi dice che non è una brutta notizia, ma che loro, in fin dei conti, sono sempre state qui…

In cucina si è aperto uno scenario degno dei thriller quando l’inquadratura fa vedere il tuo nemico alle tue spalle, in ombra, pronto ad assaltarti: la schifa era viva! Su una parte della vasca del lavandino!!
In rapida sequenza ci siamo io e lei che urliamo agitando le mani riempiendo bicchieri di acqua per affogarla.
Ma la bestia era impermeabile! Allora procede all’annegamento nel detersivo per superfici spruzzato con lo spruzzino. E lei, sommersa nella schiuma, ancora si dibatteva. Poi l’abbiamo sciacquata via.
E poi io avrei dato fuoco all’appartamento.

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