Architettura cinese/Viaggi

Nel frattempo, in Polonia…

Continua da qui

Antefatto.
Il 30 aprile chiedo ai miei studenti se hanno mai sentito parlare della casa al contrario di Shanghai. A una mia studentessa si illumina il volto e mi dice: “Il mio fidanzato abita là vicino!”. Chiedo maggiori informazioni e mi dà la seguente indicazione: “Prendi la metro uno, scendi alla fermata tal dei tali, da lì prendi il bus xxx, scendi alla fermata yyy, poi dà lì prendi ancora il taxi, direzione villaggio zzz, poi chiedi, lì sapranno”.

Io, per niente scoraggiata dal fatto di dover cambiare cento volte mezzo di trasporto, mi avvio fiduciosa con due amiche pronte all’avventura.

Nessun problema per la fermata della metro, metro che a Shanghai è progettata a prova di cretino, mica come quella di Londra o Hongkong.

Nessun problema neppure per trovare il bus, una guardia gentile all’uscita della metro ci indica esattamente dove si trova il capolinea. Un’altra guardia gentile ci indica pure il bus (che stava per partire), un autista gentile si ferma e ci fa salire alla spicciolata.

Siamo tutti molto felici ed euforici (a anche un po’ gentili), soprattutto perché sul mezzo insieme a noi c’erano 4 cinesi. Pensavamo che il luogo, così remoto, avesse scoraggiato persino i cinesi.

Io, che ricordavo aver letto su internet che il numero di fermate della tal linea di autobus erano poche, appena arriviamo alla prima fermata, ancora nel pieno della civiltà urbana, e soprattutto di fronte a una fermata della linea 9 della metro, cosa che non ci aspettavamo del tutto, vado dal gentile autista a dire: “Io e le mie amiche dobbiamo andare alla fermata yyy, ci può avvisare quando arriviamo?”.

L’autista mi guarda sconsolato, come se fossi il suo può grande fallimento, o un figliol prodigo, sembrava davvero averla presa sul personale. Con aria paterna mi dice che dobbiamo scendere, attraversare la strada e prendere un autobus là di fronte.

Prima di dar retta all’autista, io e le mie amiche entriamo dentro la fermata della metro a chiedere informazioni più dettagliate alle signorine del banco informazioni. Ci dice di andare nella strada parallela, prendere l’autobus kkk.

Ora, l’informazione della tipa della metro si rivelerà poi corretta, quindi immagino che:

a)      La mia studentessa puntasse a farmi far perdere nella sconfinata campagna cinese e liberarsi una volta per tutte di me.

b)      Aveva intenzione di mandarmi fuori rotta di vari chilometri e farmi recuperare la strada in taxi, che a quel punto avrei pagato con i miei organi interni.

Saliamo dunque sul primo autobus. Di questo primo tragitto in autobus che possiamo dire? Affollatissimo. Il primo autobus che passa viene preso d’assalto neanche fosse una diligenza carica d’oro. Il secondo riusciamo ad assaltarlo ma l’autista sembra non voler partire, dice qualcosa in cinese veloce, per cui io capisco solo la parola “autostrada”. Forse dato che si doveva viaggiare per un lungo tratto in autostrada, non poteva avere passeggeri in piedi. Fatto sta che poi partiamo ugualmente. Mentre viaggiamo in autostrada, mostro alla mia amica (una era rimasta imbottigliata lontana da noi) il nome della fermata sul tabellone vicino al finestrino, tabellone che riporta il tragitto del bus con relative fermate. Dopo aver letto il nome della fermata, una signora cinese si gira verso il suo vicino e gli dice: ”Hai sentito come ha letto bene?”. Signora, sono in piedi accanto a lei, ché secondo lei non ho capito? Sono diventata analfabeta di colpo? Questa cosa mi ha fatto molto ridere.

Arriviamo alla fermata capolinea dopo aver passato chilometri di stradine di questo tipo,

147-1

fermate improvvise non segnalate da nessun tipo di palina e pensilina, nel nulla assoluto dei campi, in cui scendevano, tra gli altri, signore ben vestite (?), cascine dedicate solo ed esclusivamente alla coltivazione di pomodori eccetera.

Dopo chilometri nel nulla (chilometri in cui finalmente eravamo riuscite a riunirci e a sederci vicino alla signora di prima che a un certo punto ha chiuso gli occhi e si è tappata le orecchie, forse per non sentirci), arriviamo a un simil centro abitato, preceduto da uno shopping mall gigante e vuoto.

Arrivati al capolinea di questo autobus, andiamo a parlare di nuovo a simpatiche guardie, a cui chiedo dove si trova l’attrazione turistica per cui siamo andate fin lì. Le simpatiche guardie ci indicano un autobus su cui c’è una bigliettaia tanto grezza quanto simpatica a sua volta, a cui chiedo:

“Vogliamo andare alla casa rovesciata!”

“Questo autobus va alla casa capovolta!”

“Ok signora! Ci può avvisare quando arriviamo alla casa rovesciata?”

“Ma certo!”

Ero sicura, avevo detto due volte “Capovolta” e avevo fatto anche il gesto con le mani, non potevamo esserci sbagliate

E infatti siamo giunte a destinazione!! (Niente colpi di scena, stavolta!)

Ed eccola qui!

IMG_2134

(Sì, quella all’estrema destra è la coda per entrare, e sì, il 2 maggio, quando noi siamo andate, si è battuto il record di visite).

L’intero complesso si chiama Poland Park, perché è stato progettato da architetti polacchi. Questo ha fatto sì, secondo noi, che i cinesi si siano persuasi del fatto che in Polonia, paese remoto esotico e forse anche difficile da piazzare sulla mappa, la gente viva in case capovolte. Il parco tematico comprende la casa e un ristorante-birreria in cui le cameriere fingono di essere polacche (ma secondo noi erano russe) e dietro al locale ci sono tavoli di legno da sagra di paese con un polacco alla griglia a preparare le bistecche. Lui forse era davvero polacco.

Altri, sicuramente polacchi e forse un po’ ubriachi, erano i due tizi che accoglievano i visitatori all’ingresso della casa. Sicuramente polacchi perché abbiamo chiesto, ubriachi perché ci sono voluti ben 3 “Italy” prima che capissero da dove venissimo.
Vista la latente incomunicabilità non abbiamo potuto chiedere loro le seguenti cose:

  1. Ma in Polonia le case sono tutte al contrario?
  2. Se sì, Come fate a viverci?

Volevamo essere sicure che fossero pronti nel caso qualche cinese chiedesse…

Accidenti, questo tavolo, queste sedie e queste tazzine sono davvero saldamente ancorate al suolo!

Accidenti, questo tavolo, queste sedie e queste tazzine sono davvero saldamente ancorate al suolo!

 

Sgomento da parte mia, dopo aver scoperto che i fornelli facevano il tipico ticchettio da: "stiamo per accenderci"

Sgomento da parte mia, dopo aver scoperto che i fornelli facevano il tipico ticchettio da: “stiamo per accenderci”

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...