Cose che succedono quando non studi francese

L’ ospitalità, qui, è kazaka.

Vi ricordate il mio soggiorno gigante modello campo da hockey sconfinato? Vi ricordate che avevo un divano?

Questo divano è stato soggiogate alle potenti forze dell’Asia centrale, occupato per 10 giorni da kazake senza scrupoli.

Forse già sapete che ho una coinquilina piccola e morbida che viene dal Kazakistan. La mia coinquilina ha una mamma non molto piccola e non so se altrettanto morbida, la quale ha un’amica tedesca mediamente contenuta e forse morbida, che hanno deciso di fare di Shanghai loro meta di vacanze.

Così non ho potuto essere coinquilina di merda e occupare sempre e comunque il divano. Ma questa è solo una delle tante cose successe in dieci giorni.

Prima del loro arrivo intanto abbiamo provveduto a spostare una pila di roba che era in un angolo, dietro al divano. Si trattava per lo più di valigie vuote del taiwanese. Le abbiamo riarrangiate con la perizia dei migliori maestri di tetris, e abbiamo riportato alla luce: due peluche ingrigiti, due cuscini, un piumino e una borsona blu Ikea strapiena di vestiti usati. Di chi? Vi ricordate forse che uno dei divani di cui disponiamo appartiene alla precedente coinquilina? Così come il forno, una tendina davanti alla porta della mia camera, e altre amenità, anche quei vestiti erano suoi. Forse non li voleva più, forse se n’è completamente dimenticata, fatto sta che ne abbiamo ricavato (io e la coinquilina morbida, che per comodità d’ora in poi chiameremo Rita), due sconti da usare da H&M.

Qui ci starebbe un altro post, vi basti sapere che H&M ha lanciato questa attività per cui per ogni borsa di vestiti usati o smessi che vengono portati nei loro negozi, si riceve un coupon con uno sconto del 15%.

E abbiamo anche ricavato un sacco di polvere e anche dell’intonaco, ma non importa.

La seconda fase della preparazione ha visto Rita andare all’Ikea e comprare cose a caso, alcune totalmente non necessarie per la venuta della genitrice e tutt’ora inutilizzate, come per esempio la grattugia orizzontale (per cui grattugi e le cose vanno nel cassettino che sta sotto), una ennesima insalatiera, però devo spezzare una lancia a suo favore: è l’insalatiera di legno delle migliori Desperate Housewives! E poi biancheria da casa che è effettivamente stata usata.

L’arrivo delle kazake è avvenuto nel cuore della notte. Sono state a dormire nel nostro salotto, sul divano letto e poco a poco hanno iniziato a insediarsi, ricacciandomi indietro, rinculando a paguro, nella mia camera e facendomi adottare usi poco sani, tipo il mangiare a letto.

Principalmente perché hanno comprato un sacco di roba. Uscivano più o meno verso le dieci del mattino e rincasavano nel tardo pomeriggio con tantissime borse di roba acquistata. Ma TANTISSIME. Borse con il logo di catene di abbigliamento, così come borse anonime di cose comprate nei negozietti in giro per la città. Vestiti e vestiti, tessuti, accessori, scarpe, riviste. Per non sciuparli, i vestiti sono rimasti appesi durante tutto il loro soggiornare. Per esempio ricordo con orrore il momento in cui, rincasando una sera a casa, tutta al buio, trovo appeso sopra l’armadietto delle chiavi un immenso mantello marrone, per cui prendo un colpo pensando a un’intrusione di Batman.

Nello stesso momento però hanno portato con sé doni da non sottovalutare. Immaginate una borsa della spesa, di quelle di plastica, tipiche. Ora ingranditela di tre volte. Ora immaginate di riempirla di cioccolato e dolciumi vari e recapitarla a casa mia. Grazie! La mamma di Rita ha portato questo ben di Dio a casa nostra. Barrette di cioccolato, wafer, frutta secca (mandorle, prugne e albicocche), torroncini ricoperti, cioccolatini della Milka e della Ferrero che non esistono in commercio in Italia, per esempio i dolcetti al cioccolato della Milka con il ripieno di caramello (buoni ma un pelino troppo dolci) e poi delle praline della Ferrero molto simili ai Ferrero Rocher, ma quadrati e senza granella. Abbiamo tutt’ora metà borsa di cioccolato e dei Mon Chéri. E poi la signora tedesca ha portato del formaggio buonissimo!!

La comunicazione per la maggior parte dei casi non è avvenuta, per la mancanza di una lingua comune per l’interazione e poi perché in queste situazione divento fondamentalmente timida. Ho profuso grandi sorrisi e niente di più. E abbiamo preso il tè tutti insieme solo una volta con Rita che impazziva nel tentativo di tradurre, per cui a un certo punto si è rivolta a me in russo.

Poi dopo soli dieci giorni (mentre io pensavo si dovesse trattare di un mese o più), se ne sono andate, come sempre nel cuore della notte. Lasciando dietro di sé il cioccolato, e il formaggio, naturalmente. (E ce n’è ancora!)

 

 

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