Cose che succedono quando non studi francese

Vacanza-degenza

Sono appena passate le vacanze del Capodanno Cinese, e si è ripreso a lavorare, nostro malgrado. Prima delle vacanze avevo stilato una lista delle cose da fare come se capitassi a Shanghai in qualità di turista, dato che, se non mi metto d’impegno, non riesco a visitare quello che offre la città in cui vivo, GAM di Torino docet, dato che in 4 anni e frequenti passaggi nel quartiere Crocetta non mi hanno mai fatto varcare la soglia di quel museo. Dunque, a parte i percorsi battuti da tutti i turisti, che con mia somma soddisfazione sono riuscita a visitare, rimangono comunque ancora perle da scoprire nascoste nei quartieri più periferici della città. Per esempio un castello, un acquario, uno zoo, uno zoo safari, i cantieri di Disneyland, vari villaggi sui canali, isole dove si pratica l’agricoltura biologica (irrigata con l’acqua che proviene dall’estuario del Fiume Azzurro, ciao e buon appetito) tra i vari.

Invece colmo della sfiga, mi sono ammalata il secondo giorno di vacanza, chiudendomi in casa a nutrirmi di unghie e risparmiando un sacco di soldi, di conseguenza.

Insomma, sono qui per lamentarmi come solo saprebbe fare un maschio adulto alle prese con una leggera tosse.

Giorno di degenza numero 1: mi sveglio abbbastanza euforica, senza un’apparente ragione. Ho però dei ricordi di me che saltello nel soggiorno presa da una gioia di vivere incontenibile. Dopo una serie di balzelli poi mi stringo le tempie tra le dita perchè mi è venuto mal di testa. Concludo in bellezza con una serata fatta di mal di testa e occhioni lucidi, e la febbre a 37. Presa dai morsi della fame penso prima di farmi andare a comprare qualcosa dalla mia coinquilina, poi in preda a un istinto di autosufficienza, mi addobbo per uscire, sfidando la città. Sfidando semplicemente un incrocio, ma mi è sembrato un tratto di strada interminabile comunque. Compro cose malsane e “corro” a casa, rientro con un respiro di sollievo e la sensazione di avere del sangue nei polmoni.

Giorno di degenza numero 2: mi alzo completamente afona, con la febbre. nel primo pomeriggio recupero abbastanza forze per parlare, ma in casa non c’è nessuno, non mi rimane che guardare qualche serie TV e avvolgermi a bruco sul divano (anche da malata continuo comunque a costituire una minaccia in quanto coinquilina di merda). In realtà la mia coinquilina è in casa, ma dato che il suo ciclo vitale è: sveglia alle 6 del pomeriggio, andarte a dormire alle 11 del mattino del giorno seguente, non la vedo fino al tramonto, quando esce dalla stanza e mi dà delle medicine Kazake. La sera il fido amico C.S. detto Dave, viene a cucinare per conquistare il cuore della mia coinquilina. Mi accodo e mi faccio servire antipasti e un bel piatto di pasta con i piselli e pomodorini. Finalmente mi posso nutrire di cose che fino a non troppo tempo prima erano attaccate a degli alberi.

Giorno di degenza numero 3: I miei amici sono in gita. Gita che avevo organizzato io.

Giorno di degenza numero 4: Nel pomeriggio ho una vaga idea di chiamare una ragazza a cui dovevo rendere un libro e ricattarla: portami della frutta fresca e vieni a riprenderti il libro. Poi il buon senso prende il sopravvento. Trovo comunque chi è disposto a venire a trovarmi portando in dono ananas, mele e banane.

Giorno di degenza numero 5: ormai nel pieno delle forze, ma solo in preda a un raffreddore e accessi di tosse, preparo la torta rovesciata
all’ananas e mangio la seconda banana.

Giorno di degenza numero 6: ormai più pigra che malata mi aggiro per la casa. Non ho voglia di uscire per non dover ricominciare a vivere.

Giorno di degenza numero 7: si torna al lavoro.

Questo è tutto, ma forse vi farà piacere saperenche per tutti quei giorni avevo indosso questo. E anche la stessa espressione

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