Cose a caso

Siamo un po’ tutti Newyorkesi

L’ambiente fa l’individuo, così, quando abitavo a Torino non potevo fare a meno dell’apericena a 7-8 euro svariate sere a settimane. Adesso che sto a Shanghai sono entrata nel tunnel del brunch. Il brunch è quella cosa che avevo anelato da tempo, da quando l’avevo scoperto guardando serie TV americane. Quella cosa che si fa con l’aristocrazia bene della Pennsylvania. Signore con cofane permanentate in testa, perle, che tengono in mano tazzine arzigogolate rigorosamente bianche, con il bordo dorato e decorate a motivi floreali. Ricchi che imbastiscono eventi di beneficienza più costosi delle somme effettivamente raccolte. In ogni caso, dicevo, il brunch. Il brunch è un’invenzione dei pigri (così come le scale mobili e gli ascensori, la maionese già pronta in tubetto, il telecomando) che rifiutandosi di svegliarsi prima delle undici e mezza la domenica mattina, si ritrovano così a pensare: che faccio? Di cosa nutro le mie stanche membra? Pane burro e marmellata? Cappuccio e cornetto? O passo direttamente alla peperonata? I cinesi hanno da tempo risolto l’arcano cibandosi di baozi o altre diavolerie unte bisunte e rigorosamente salate. Anche fossero le sei del mattino.

Noi, invece, cultori del diabete e degli zuccheri raffinati fin dalle prime ore del mattino, abbiamo dovuto inventarci l’ennesimo pasto. Non bastavano la colazione, lo spuntino di metà mattina, il pranzo, la merenda, l’aperitivo, la cena, lo spuntino di mezzanotte. Mancava il brunch.

Quindi, ricapitoliamo. Sono le undici e mezza del mattino di domenica, non sai perché e come sei sveglio, la sera prima hai intrattenuto rapporti equivoci con persone animali e cose, non ricordi come ti chiami, né che anno sia, sai solo che hai FAME. Ma allo stesso tempo è una fame raffinata, un languorino guaribile a Ferrero Rocher, non a baozi.

L’unica cosa che può salvarti a questo punto è il brunch. Salvifico pasto in cui, se ti va bene, capiti di fronte a un buffet imbandito di ogni goloseria di cui puoi sentire il desiderio. Aggirandoti tra le pentole e i vassoi del brunch puoi trovare salumi e formaggi, insalate, insalate con cose salutari come le noci e la frutta secca, miele, marmellate, pane VERO, pane finto (il pancarrè), biscotti che sembrano usciti davvero dal Mulino Bianco, brioches e altre paste burrose; se ti va male ti devi attenerti al menù. Potrai sempre ordinare delle uova preparate come vuoi tu, e probabilmente anche del salmone. Questo a discrezione di quale posto hai scelto per sfamarti, se sei uno straccione o no.

Infatti, di solito, le location di questi eventi, almeno a Shanghai, sono:

  • ristoranti di hotel a 5 stelle, di solito sul Bund o comunque vista fiume, torri e altre meraviglie. Fluttuano al di sopra del livello di smog che attanaglia noi comuni mortali.
  • Ristoranti di hotel con meno stelle e incredibilmente non troppo cari (mi è successo comunque solo una volta).
  • Caffetterie carine, di solito incapsulate all’interno di cortili nascosti, nella Concessione Francese.
  • Caffetterie carine che offrono in realtà uno sparuto numero di piatti.
  • Caffetterie da evitare come la peste.

Nel primo caso l’offerta viene presentata come imperdibile. Questo se hai un contratto di lavoro con delle multinazionali, contratti che ti pagano vitto, alloggio e ti danno anche una somma di soldi a caso perché tu li spenda e sia felice. In questo caso pagare 998 yuan (120 Euro) con gli alcolici non compresi è una bazzecola. Ah, bisogna poi aggiungere un 15% in più per il servizio. Ciao e buona vita a tutti.

Nel secondo caso, caso che per ora mi è capitato una sola volta di assaporare, si va in un hotel dalla location segretessima che non svelerò mai, si pagano 198 yuan (25 euro) e si ha accesso al buffet di cui descrivevo le meraviglie poco sopra, salmone su pane integrale e, udite udite, una televisione collegata alla wii per giocare a bowling dopo aver mangiato a strafogo.

Nel terzo caso si va dove sono andata oggi. Di solito queste caffetterie offrono una gamma abbastanza ristretta di scelte, di solito si tratta di un primo a scelta, più un secondo a scelta con caffè a gogò. Oppure due primi e un antipasto con caffè fino a scoppiare. In ogni caso il prezzo delle combinazioni non scende mai sotto i 98 yuan (12 euro) e non si è soddisfatti perché non c’era il buffet.

Nel quarto caso si va dove sono stata la settimana scorsa. La promessa di pagare solo 50 yuan (6 euro) per un brunch mi avrebbe dovuta mettere in allarme, ma sono stata stolta, e ci sono andata lo stesso. L’unica opzione che mi aggradava era  la seguente: due uova, cucinate come vuoi tu, un pancake o un toast, coppetta di frutta, caffè (rigorosamente americano). Scelgo il pancake e le uova strapazzate. Mi arrivano due uova strapazzate, un toast (ma volevo il pancake!) e un bicchiere da shot di acini di uva (cioè la coppetta di frutta?) e il caffè non era granchè dato che era annacquato ma quello me l’aspettavo. Ero molto triste e molto infuriata.

Nel quinto caso non vai. Ci sei stata già troppe volte l’anno passato e quello prima. E poi i loro pancake sanno di gomma Michelin.

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