Italiani in Cina

L’inferno sulla terra, anzi… in acqua! (1 di 3)

Ho ospitato in questo spazio l’articolo scritto da un mio amico. Non anticipo niente, sappiate solo che è ben scritto e divertente (vabbè, ma questo lo giudicherete voi).

ATTO I – La preparazione

Luglio 2012. Ero a Shanghai da circa un mesetto ed un bel giorno la mia ragazza cinese dell’epoca mi fa notare come un accenno di panzetta (figlia soprattutto di ettolitri di birra, ma comunque tratto caratterizzante del maschio latino…) cominciava a imporsi brutalmente sul mio fisico da Bronzo di Riace. Io che avevo la fama di quello che tutti invidiavano perché poteva mangiare e bere a dismisura senza ingrassare, in qualità di uomo italico ferito nell’orgoglio, dico: “No, bisogna porre rimedio a tutto ciò…mi iscriverò in piscina”!

Quando parlo di piscina intendo non vasche in cui galleggiare sorseggiando spensierati un cocktail in cerca di relax, quelle in cui – per intenderci – incontri sciami di pestiferi marmocchi corredati di braccioli, che trovano nell’atto di schizzare gli adulti il loro unico sollazzo. No, non intendo strutture di questo tipo, ma piscine in cui nuotare seriamente.

Faccio una piccola premessa, non per fare il paraculo, ma perché necessaria: quand’ero un giovincello di belle speranze, ho fatto nuoto a livello agonistico per 10 anni e ci si allenava tutti i giorni per 3 ore (al solo ripensarci ora mi vengono i brividi!). Il lettore potrà quindi immaginare che chi scrive aveva raggiunto all’epoca un livello che coniugava la prestanza fisica alla Michael Phelps, la potenza di Ian Thorpe e lo stile del Rosolino dei tempi d’oro! Vabbè, non esageriamo…Phelps non ha mai raggiunto i miei livelli, ma questo per dire che il sottoscritto una discreta dimestichezza col mestiere ce l’ha.

Avendo smesso da parecchi anni l’attività agonistica, sebbene ora la sempre più scarsa frequentazione di palestre e piscine abbia portato il mio fisico dall’autonomia di una Lamborghini a quella di una Fiat Punto, comunque la tecnica ed una buona velocità sono rimaste. Corro quindi ad attrezzarmi con costume, cuffia ed occhialini e mi avvio verso la piscina dello Shanghai Indoor Stadium.

Dovete sapere che in Cina vige un teorema valido solo all’interno dei confini nazionali, il quale recita testualmente: “in qualunque posto tu decida di andare, anche se in qualunque altra parte del mondo normalmente non troveresti nessuno, in Cina troverai da un minimo di 7 fino ad un massimo di 15 autoctoni urlanti e scalpitanti per metro quadrato, i quali hanno avuto la stessa tua idea di frequentare quel posto in quel preciso momento”. Il corollario al teorema dice: “Se la temperatura esterna supera i 30° C, tali numeri si considereranno di valore doppio, al fine di rendere ancora più sgradevole la fruizione del luogo prescelto”.

Io, però, in quanto implume novizio della Cina, non avendo ancora sperimentato sulla mia pelle quanto appena detto (la quale non è una teoria confutabile, ma un infallibile teorema matematico!) decido di iniziare la mia avventura fra le acque cinesi nel mese più caldo, nel quale, ovviamente, una marea di mandarini cercano un minimo di refrigerio nelle strutture disponibili.

L’inferno stava per scatenarsi, ma io ancora ne ero ignaro.

Mi dirigo, dunque, verso il complesso dello Shanghai Indoor Stadium carico delle migliori intenzioni e con gli occhi iniettati di sangue, per dimostrare al mondo che non sarà certo un piccolo accenno di epa a fermare il sottoscritto!

Al banco reception mi fanno firmare un documento, grazie al quale ho l’onore di ricevere la tessera della piscina valida per un anno: inutile dire che del suddetto documento ho ignorato completamente quanto scritto, poiché interamente in cinese, e né ho fatto il tentativo di chiedere cosa vi fosse scritto, poiché l’operatrice dello sportello – neanche a dirlo! – faceva parte del 99,9% dei cinesi che non sanno una parola di inglese, ma immaginai fosse una sorta di liberatoria per far si che lo staff della piscina abbia la coscienza sollevata in caso di dipartita del natante durante il periodo in cui è immerso in vasca e che non si senta obbligato neanche a trasportarne la salma fuori dall’acqua.

Tralascio le vicissitudini relative allo spogliatoio (perché, mio malgrado, sarò costretto a tornare dopo sull’argomento…) ed ecco finalmente il mio primo approccio con la tanto agognata piscina!

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