Cose a caso

Presenze

Tre storie dal sapore di Halloween, per dimenticare che siamo a luglio e fa caldo.

I POLTERGEIST.
La mia casa è infestata. E non abito in un maniero in Scozia, arrampicato su una collina, circondata da lupi, siepi a forma di semi delle carte, avvolta dalla nebbia in una landa battuta dal vento, circondata da cespugli di erica. Vabbè, avete capito no? E non ho nemmeno il parquet. Per cui si escludono i tipici rumori da “assestamento” delle case vecchie o con il parquet. Fatto sta comunque che la sera dalla cucina e dalla veranda dove c’è la lavatrice provengono schiocchi e borbottii, dei ritmati tac clac totric eccetera. Che naturalmente smettono se vado a vedere cosa succede. Solo la notte.

LA MANO INVISIBILE.
Ieri sera sono andata in un locale e ho sentito per due volte che qualcuno mi toccava i capelli. Ma non il toccare i capelli del tipo: passavo con un rastrello sulle spalle e per caso ho agganciato una ciocca, no, erano carezze intenzionate. Mi sono girata di scatto entrambe le volte e dietro di me non c’era nessuno. Forse avrei dovuto controllare sul soffitto. Forse era l’Uomo Ragno.

INCUBI DA CONDIVISIONE CASA.
La notte tra il 5 e il 6 luglio ho avuto un incubo. Sono stata da sola in casa per qualche giorno e sapevo che il 6 di luglio sarebbe ritornata la mia coinquilina (che si chiama Rita, diminutivo di Margarita, nome che non uso mai, perché appunto la chiamo Rita). Verso le prime ore dell’alba sogno che lei era tornata a casa e chiedeva: “Ehi, c’è qualcuno?” E io ero in camera mia, inchiodata al letto impossibilitata a muovermi. Non riuscivo ad alzarmi. Così iniziavo a gridare il suo nome (non Rita, ma Margarita! Anzi, neanche Margarita, ma Margherita, in italiano!) e le dicevo cose del tipo: “Sono in casa, sono in camera mia ma non riesco ad alzarmi”, ma non perché volevo che mi aiutasse, mi premeva semplicemente farle sapere che io ero in casa. Ma lei non mi sentiva, continuava a dire che era arrivata e a chiedere se ci fosse qualcuno. Io la chiamavo, gridavo e gridavo ma niente. Sono addirittura arrivata al punto di formulare la seguente riflessione: “Sento l’aria passare attraverso la mia gola, quindi il suono DEVE uscire, perché non mi sente?”
Beh, poi mi sono svegliata, lei continuava a non essere ancora arrivata a casa e io mi sono sentita tanto scema.

Perché in fondo in fondo diciamocelo, so di aver urlato nel sonno in una casa deserta. E magari fatto fuggire i poltergeist per sempre.

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