Cose a caso

Pillole di grammatica/1

Insegnare italiano regala tante emozioni. Oltre alle frasi sgrammaticate che suscitano continua ilarità (sono una persona poco professionale che ride dei propri studenti) o alla scelta infelice di certi termini piuttosto che altri da parte dei cinesi, la sensazione che più spesso sperimentano i miei studenti è il completo sconforto, lo sgomento di fronte alla nostra titanica grammatica. Arrivando persino a chiedermi se noi:

1)      davvero usiamo tutte le regole quando parliamo.

2)      Se ricordiamo tutte le regole quando dobbiamo esprimerci.

Io ho detto che l’unica mancanza che ci concediamo talvolta è l’uso del congiuntivo, e per quanto riguarda gli abitanti delle fredde steppe della Padania, anche del passato remoto.

Per quanto riguarda il resto è un continuo fluire fluido di parole farfalline che noi infiliamo in fila senza errori di sorta. Perché per noi è tutto chiarissimo e facilissimo, regolarissimo e ovviosissimo (forse oviosissimo non esiste).
Il senso di questo post è autocelebrativo per noi italiani, perché quando parliamo succedono le seguenti cose senza che la lingua di nessuno di noi inciampi o si stacchi e se ne vada nelle Terre dei Versi Gutturali:

PRIMA PARTE: gli ausiliari.

A differenza di alcune lingue student-friendly, come lo spagnolo o l’inglese che usano AVERE come unico ausiliare per i tempi composti, l’italiano ha due ausiliari, ESSERE e AVERE.
Regole fisse e definite x l’uso di un ausiliare rispetto a un altro non ce ne sono, noi si va a consuetudine, a orecchio, a senso, senza però mai sbagliare, è questo che più sconcerta il Cinese, ovvero che appena pronuncia un verbo, noi sappiamo subito se i suoi tempi composti saranno accompagnati da ESSERE o da AVERE.
Per sconcertarlo di meno gli si dà una lista di verbi ad alta frequenza di uso (per esempio andare, venire, tornare, partire, uscire…) e gli si dice: guarda, con questi usa sempre ESSERE come ausiliare, ok?
Per risconcentarlo poi ci pensa la seguente regola: i verbi con ausiliare AVERE hanno il participio invariato, i verbi che hanno come ausiliare ESSERE invece hanno il participio che concorda in genere e numero con il soggetto. Ci avete mai fatto caso italofoni? No? Beh, ora sapete che, quando voi donzelle dite: sono andata, sono partita, sono uscita ecc… concordate al femminile singolare il participio senza rendervene conto, ma anche senza sbagliarvi.

SECONDA PARTE: i pronomi complemento oggetto.

Passano le settimane, il nostro Cinese ha imparato a concordare il participio quando serve. È questo dunque il momento di aggiungere di nuovo un elemento di disturbo per la sua psiche già turbata dalla grammatica fin qui studiata. I pronomi complemento oggetto, quelli che si usano in  frasi del tipo: mi ama (lui ama ME), ci chiamano (loro chiamano NOI) eccetera.
I più insidiosi però sono quelli di terza persona, quelli usati in frasi tipo: lo vedo (io vedo LUI), la chiamo (io chiamo LEI), le ascolto (io ascolto LORO, femminile plurale), li aspetto (io aspetto LORO, maschile plurale) eccetera.

Io ho usato esempi al presente indicativo apposta, per farvi notare solo ora un’altra questione, ovvero il fatto che, l’uso del pronome con i tempi composti del verbo, richiede la concordanza del genere e del numero del participio passato con il pronome stesso, solo nel caso in cui il verbo usi come ausiliare AVERE,  per questo avremo: io l’ho vistO (maschile singolare), l’avrei chiamatA (femminile singolare), le avessi a scoltatE (femminile plurale), li avevo aspettatI (maschile plurale).

Va inoltre aggiunto che al singolare LO e LA si elidono, tanto per gradire.

Quindi riassumendo per il povere studente cinese: il participio concorda con il soggetto se l’ausiliare è ESSERE, concorda con il complemento oggetto se l’ausiliare è AVERE ma solo se il complemento è espresso da un pronome, sennò no.  

C’è poi l’annosa questione dei verbi modali, ma la rimando sennò divento noiosa.

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2 thoughts on “Pillole di grammatica/1

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