Cose a caso/Cose che succedono quando non studi francese

Il teorema del Serial Killer Scandinavo (SKS)

Erano bastate poche settimane in Irlanda nel 2003 per prendere la cattiva abitudine di parlare a voce alta delle persone vicino a te e scordarti che al ritorno in Italia la gente avrebbe capito tutto quello che avresti detto. Figuratevi dopo due anni in Cina! 
Non è sempre attuabile la pratica dello sparlare a voce alta dei presenti, non funziona per esempio se si è in compagni di amici americani o di persone con cui si deve parlare inglese, tipo russi o tedeschi (dato che non so né il russo né il tedesco), perchè alcuni cinesi sanno l’inglese davvero bene, se si sparla di stranieri il rischio che capiscano aumenta ancora di più.

L’ anno scorso però ero stata benedetta da amiche che parlano spagnolo, quindi ci si intratteneva spesso in pubbliche conferenze, principalmente su come erano vestiti i presenti cinesi, si bisbigliava quando si parlava di stranieri (non mi ricordo dove l’avevo letto, se l’avevo effettivamente letto, se l’avevo sognato o se lo sto inventando ora come espediente narrativo, ma si dice che la prima lingua più diffusamente parlata a Shanghai, dopo il cinese, sia lo spagnolo e non l’inglese, paura eh?).
Quest’anno sono stata ancora più benedetta da amici italiani,  nessuno parla italiano qui, tranne i Serial Killer Scandinavi (SKS).
Io e l’amica che per dovere di cronaca ribattezzeremo Abbattetela, ci accingiamo a passare un delizioso pomeriggio fatto di templi e lanterne, quando realizziamo di essere seguite da un ragazzo alto, biondo e un po’ slavato che ribattezziamo immediatamente SKS.

Non è proprio vero che ci stesse seguendo, a onor del vero, però lo incontriamo ben tre volte nell’arco di poche ore: per la prima volta all’uscita della metro, poi per la strada e poi sulla metro al ritorno.
Prima occorrenza: all’uscita della metro lo indico alla mia amica Abbattetela e le dico: “Guarda quel ragazzo, è il prototipo del SKS!” (ahaha, grasse risate che ne seguono).

Seconda occorrenza: per la strada, lo indico e dico alla mia amica Abbattetela: “Guarda! È ancora lui!!”.
Terza occorrenza: stiamo aspettando la metro per tornare a casa, lui è pochi metri di distanza da noi. A quel punto il pericolo è palpabile: dico alla mia amica: “Allora ci vuole davvero uccidere, ci sta seguendo?” Saliamo sulla metro, seguono ancora battute sulla gioia di vivere in Svezia, Paese con il più alto tasso di suicidi eccetera, Abbattetela scende a una fermata prima della mia.
Il SKS scende alla sua fermata.
Io, ormai senza ritegno alcuno, sapendo nel profondo del mio cuore che lui parla una lingua germanica, grido ancora ad Abbattetela: “Ha deciso che tu sarai la sua vittima! Scappa!”.
Le porte si chiudono, io scompaio nel sottosuolo, lascio la mia amica ad affrontare la morte con coraggio da Samurai (anche se siamo in Cina)

Cinque minuti dopo d’orologio mi arriva un messaggio suo: “Il SKS è italiano.”
Eh già, perchè il baldo giovine, una volta isolata la preda, ha pensato bene di fare outing chiedendole, con perfetto accento bolognese: “Scusa, sai che ora sono?” domanda del tutto inutile nel senso stretto della richiesta, dato che nelle stazioni della metro ci sono orologi quasi ovunque, era chiaramente una frase in codice per dire: “Per questa volta in potente regno di Svezia ti grazia, ma ricordati che ti controllo”.

Da qui deriva il Teorema del Serial Killer Scandinavo (formulato dal mio amico): la capacità di capire e/o esprimersi in italiano non è né direttamente, né inversamente proporzionale all’aspetto della persona stessa.

Da cui deriva il corollario, o Prima Legge di Abbattetela: quando sei a Shanghai non puoi mai sapere chi ti capita di fronte, perciò taci.

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