Cose che succedono quando non studi francese/Italiani in Cina

L’inferno delle case cinesi

Ovvero quando ti aspetti questo, ma ti ritrovi questo:

nonostante tu abbia saggiamente deciso di scartare annunci immobiliari che mostravano, come unica foto, quella della siepe fuori dal palazzo, come in questo caso (link qui):siepe esterna

Ho perso il conto, ma credo di aver visitato una buona decina abbondante di case, a partire dalle 11 del mattino fino alle 5 con una brevissima pausa pranzo. Purtroppo non dispongo di foto (le immagini caricate provengono dal sito che ho consultato alla ricerca di un posto dove riposare le mie stanche membra), cercherò quindi di essere il più descrittiva possibile.

“Sporco” e “Cadente” credo che siano gli aggettivi più adatti. Si trattava, in tutti i casi, di alloggi composti da cucina sull’ingresso, minuscolo bagno e grande camera. Peccato che: atavicamente sporche, male ammobiliate e spesso puzzolenti. I pavimenti erano di parquet, ingrigito e graffiato, i mobili di formica sgangherati e scompagnati, i locali puzzolenti principalmente di fumo e umanità stantia, letti sui quali materassi non avrei voluto nemmeno avvicinarmici, altro che dormire, e sì che nel mio passato di studentessa ho (quasi) sempre dormito su materassi usati.

Per non dilungarci troppo e scatenare reazioni quali il suicidio di massa e/o gli maratone raccolte fondi per me, parlerò degli esempi più emblematici.

Alloggio #1. Sicuramente illegale, ci si accede camminando lungo il cornicione, in un tunnel di plexiglas, con tanto di grondaia che ci passava in mezzo. Questo alloggio non è TROPPO terribile, ma ingombro, lontano dalla metro, e paurosissimo da raggiungere: ha una cucina piccola ma ben ammobiliata, con tutti i pensili e i fornelli nuovi. Il bagno non me lo ricordo, quindi credo che non fosse brutto, però ha un locale a mò di disimpegno tra la cucina e la camera pieno di cose accatastate!! In presenza del padrone di casa ho chiesto: “Tutta questa roba se ne andrà dalla casa?” E ho ricevuto un “Sì” poco convinto… Ricordo poi che c’erano anche altre cose ammassate all’entrata dell’alloggio, alla fine del tunnel di plexiglas (cose tipo fornelli unti, borsoni con chissà cose dentro, cartoni, pentole, vasi con fiori secchi e cose di questo tipo), e a proposito delle quali il padrone di casa mi aveva già detto che non le avrebbe portate via, con la scusa: “Dove crede che possa metterle, scusi?!”. No ma si figuri, non mi permetterei mai di suggerirgli di buttare via le cose inutili. È un’usanza barbarica che noi in Occidente siamo restii ad abbandonare, meglio ammassare tutto all’entrata delle case degli altri.
Quello che mi ha colpito di più di questo alloggio però sono state le scale. Con sempre ben in mente l’obiettivo: spendiamo poco e andiamo a vivere nei palazzi brutti e cattivi, avevo fatto pace con l’idea che non avrò un ascensore. Va bene, il prezzo economico mi esclude dal dorato mondo degli ascensori. Va bene, farò le scale con le mani sulle chiappe per saggiare l’immediato effetto benefico di tale scalata. Va bene, mi ricorderò di comprare tutto in un colpo solo quando vado al supermercato per non dovere fare su e giù ogni volta. Va bene tutto, se solo non fosse che nel caso scoppiasse un incendio saremmo tutti fregati (tranne i ratti, date le dimensioni ridotte). Questo perché a partire dal quarto piano, iniziano a pararsi innanzi a noi scalatori cumuli di detriti non morenici, ma antropici, cose come quelle che poi si sarebbero ritrovate anche alla fine del tubo di plexiglas, che ci costringono a fare slalom, balzelli, gradini a due a due, lasciare la precedenza a chi ci viene incontro..

Alloggio #2. Questo posto è stato sicuramente visitato in un momento in cui l’inquilino si era nascosto dentro l’armadio per non farsi vedere.
Entrando la cucina era sulla sinistra, non troppo male, un corridoio aveva una porticina sulla sinistra che dava sul cubo-bagno un po’ sporchino, e poi si arrivava alla camera in cui il letto era circondato da un fortino di giganteschi armadi marroni che avevano visto tempi migliori (attorno ai primi dell’Ottocento più o meno…). Perché c’era chiaramente l’aria di vissuto in quella stanza? Per i sacchi dell’immondizia per terra, le bucce di cocomero sul pavimento, bucce di semi di girasole in un mucchietto sul comò, cenere e puzza di fumo diffusa. Insomma, non ho potuto fare a meno di immaginarmi, con sommo orrore, un cinese in canottiera sudato con l’unghia del mignolo lunga e gialla, seduto sul letto bordo del letto a fumare e sbafare frutta lasciando cadere tutto a terra con noncuranza.

Alloggio #3. Di questo non ho testimonianze, perché vista la cucina sono subito uscita. Chiamatemi pignola e schizzinosa, ma quando la “cucina” è ricavata da una rientranza nel muro del corridoio e comprende due o tre ripiani di compensato marcescente, rosicchiato, nero e ondulato per l’umidità, piano cottura nero e appiccicaticcio, allora ti chiedi? Ma chi me lo fa fare? Il bagno di quell’appartamento aveva poi delle strane macchie arancioni tra una piastrella e l’altra. Forse ruggine?

Alloggio #4. Questo alloggio, oltre a disporre di una camera grande, lasciava ben poco spazio per cucina e bagno, ricavati in anfratti naturali che circondavano la stanza. Oltre alla maledizione del bagno cieco e senza ventola, la cucina, oltre ad avere i piani appiccicosi, cosa che ormai non mi stupiva e stupisce più, disponeva di una sola anta-pensile e aveva anche la finestra rotta e rattoppata con lo scotch. Che tanto a Shanghai il caldo assassino non passa attraverso i vetri, no no. E il freddo polare con i suoi spifferi neppure. Lo scotch si erige a baluardo del nostro isolamento termico.

Alloggio #5. L’alloggio numero cinque mi ha fatto capire una cosa, ovvero che gli agenti immobiliari probabilmente prendono una percentuale anche sul numero di persone che va a vedere le case, infatti sono stata invitata ada andare a vedere posti che non corrispondevano alle mie esigenze e a firmare il foglietto con scritto: preso in visione. L’alloggio #5 non corrispondeva ai miei canoni perché aveva la cucina in condivisione. Dopo essere passati attraverso un androne (o antrone, vista la gaiezza degli ambienti) buissimo, e sì che erano le due del pomeriggio, siamo arrivati in questo posto che comprendeva camera e bagno piccolo. La cucina era sul pianerottolo e una signora in pigiama stava lavando delle verdure. La cucina era un lavandino e un piano cottura nemmeno a gas, ma composto da una piastra a induzione elettrica.

Alloggio #6. Arrivata a questo punto erano le cinque passate, ero stanca, sudata e volevo aver già trovato il mio nuovo nido. Questa serie di ragioni mi stava per far cedere all’alloggio numero 6. Era in effetti uno dei più “carini” tra tutti, cucina quasi pulita, bagno ok, camera con mobili abbastanza di dubbio gusto ma da cui si poteva ancora ricavare qualcosa di buono. L’agente immobiliare poi mi aveva confidato ammiccante che si sarebbe potuto tirare sul prezzo dell’affitto con il padrone.
Sono debole, lo ammetto, stavo per cedere. Poi ho riflettuto su un paio di cose: la prima: Shanghai è grande, hai visto una percentuale infima degli alloggi di cui dispone, è vero che sei ansiosa di traslocare, ma prenditi ancora del tempo per cercare meglio e di meglio. La seconda: è vero che come affermato sopra ero pronta a fare pace con l’idea di salire a piedi le scale, ma QUELLE scale? Avevo iniziato la mia ricerca alle undici quando il sole era ancora alto e già allora facevo i gradini con un occhio di riguardo allì’eventuale improvvisa comparsa di ratti, ora sono le cinque, è abbastanza buio e mi faccio strada con il cellulare salendo i gradini con lentezza e timore di incontri ravvicinati con: bestie, sacchetti di carta in fiamme con cacca nascosta dentro, trappole e tagliole. Se venissi ad abitare qui probabilmente non uscirei più la sera per non dovermi scontrare con il paurosissimo momento del Ritorno a casa al buio.

Quindi no agente immobiliare dal radioso sorriso, ti firmo il foglietto della presa visione con uno scarabocchio in alfabeto a te incomprensibile ma ti dico di no.

Come annunciavo nel precedente post, sono sana e salva, ecco quello che si vede dalle finestre di casa nuova mia:

dalla finestra del salotto

dalla finestra del salotto

dalla finestra del salotto/2

dalla finestra del salotto/2

Il vermone blu che vedete è un mercato al coperto.

dalla la

dalla veranda-lavanderia

Con tanto di palazzi che sfumano sullo sfondo per lo smog.

Unico difetto: come per l’alloggio #1, anche qui in caso di incendio si muore tutti, come d’autunno, nei palazzi, le genti. Infatti sto al 31esimo piano. E sticazzi, carbonizzata ma con una vista di lusso.

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3 thoughts on “L’inferno delle case cinesi

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