Cose a caso

Sepolti vivi

“Vedrai, ti renderai conto di come tutti fumano”, mi dicevano. “Mangerai cose buonissime”, sospiravano. “You’ll realize than nothing has changed” [ti renderai conto che non è cambiato nulla], sentenziavano. Insomma, mi mettevano in guardia contro l’Italia, cosa ci avrei trovato e cosa avrei visto, quasi non ci avessi mai abitato, non ci fossi mai stata. E infatti quello che non mi aspettavo era:

IL NUMERO SCONSIDERATO DI OGGETTI CHE GLI ITALIANI ACCUMULANO NELLE PROPRIE CASE.

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Sono entrata, finora, solo in quattro case, ma la sensazione che ho sempre avuto, di primo acchito è stata: qui è troppo pieno. Gli scaffali sono pieni, le mensole zeppe, i ripiani affollati, i tavoli ingombri e gli oggetti spesso accatastati.

Si può trattare di: chincaglieria assortita, oggetti d’arredamento o custoditi perché hanno un valore affettivo, cose che non hanno un vero e proprio posto e quindi vagano per gli spazi, oggetti d’uso quotidiano che si accumulano in spazi ristretti. Vediamo le categorie nel dettaglio.

  1. CHINCAGLIERIA ASSORTITA. Può essere costituita sia da oggetti di dubbio gusto, che da prodotti dell’incuria quotidiana. Per esempio (appartenenti al primo gruppo): palline da tennis spelacchiate, ninnoli, smalti secchi, sorprese dell’ovetto Kinder.
    Oppure (secondo gruppo): imballaggi vuoti di cellulari che non abbiamo nemmeno più, piatti scompagnati, borse di carta dal design accattivante ma che non servono e non verranno usate, bottiglie vuote e contenitori di alimenti lasciati in giro, cartacce. Una volta ricordo che a casa mia c’era una bottiglia vuota sul tavolo, che se veniva urtata, cadeva, dato che dentro non c’era un liquido a fare da contrappeso; invece di essere buttata, veniva prontamente risistemata sul tavolo se si rovesciava. 
  2. OGGETTI D’ARREDAMENTO O DAL VALORE AFFETTIVO. Bomboniere di persone a cui non parliamo più, o di cui non ricordiamo il nome, o che hanno divorziato da tempo. Cose vinte con i punti delle merendine, il set di casette-contenitore di latta che avevo a casa a Torino, che avevo disposto in cima a un armadio a formare un villaggio dello Yorkshire.
  3. COSE CHE NON HANNO UN VERO E PROPRIO POSTO E QUINDI VAGANO PER GLI SPAZI. Ci sono cose che davvero non hanno un posto definito dentro le nostre case, la quale caratteristica spesso si combina anche con il fatto che vogliamo-dobbiamo sempre tenerle sotto mano. Pensate per esempio a un PC portatile: sta sul tavolo del salotto, se ci si siede sul divano, si sposta lì, o sulla scrivania in camera: in ogni caso va e viene per i locali. Come i telecomandi, o i giocattoli degli animali domestici, le bollette non ancora pagate e che vengono lasciate in bella vista.
  4. OGGETTI D’USO QUOTIDIANO CONFINATI IN SPAZI RISTRETTI. Vi sarà capitato un coinquilino che si trasferisce con TUTTO quello che ha posseduto dalla più tenera infanzia. Voi che pensavate di condividere un monolocale. Stolti. O fratelli o sorelle con cui condividete la stanza. Queste persone combattono strenuamente per il loro diritto a sistemare in casa anche la collezione di orologi a cucù.

Ora mi rivolgo a voi, Signori dell’Arredamento. Smettetela di progettare porte a scomparsa. Quello che vogliamo sono piatti, piattini, fruttiere, coppe, scodelle, vassoi, posacenere, altre superfici su cui spargere i pezzi scardinati della nostra esistenza.

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