Cose che succedono quando non studi francese/Stranieri in Cina

La leggenda del chupacabras

Halloween si festeggia a Shanghai, per due fattori, principalmente: la massiccia presenza di anglosassoni e di altri espatriati che non perdono l’occasione di ubriacarsi in maschera per poi non ricordare la via di casa, e perché è un’occasione per spendere altri soldi, dato che Shanghai è “fatta apposta per farti spendere, ed è bella solo se effettivamente i soldi li hai” (cit.).
Quindi, a un mese da Halloween vi racconterò una storiella agghiacciante.
La festa vera e propria di Halloween è stata festeggiata il sabato 27, festa a cui non ho partecipato non ricordo chiaramente per quale motivo. Ah sì, era un mix di ragione cha spaziavano dal: non ho un costume, non ho voglia di spendere dei soldi per procurarmelo, non ho voglia, soprattutto quello, di spendere soldi per andare a una festa, dato che il mio motto è sconfiggere Shanghai cercando di divertirmi gratuitamente.
Comunque questo non ha impedito di andare in un bar il giorno vero e proprio di Halloween, insieme a un mio amico americano e una mia amica ucraina. Vestiti discretamente. Io ho pensato di ricreare un ibrido culturale degno della persona più ignorante del pianeta, combinando vestito qipao (cinese) a trucco da geisha (giapponese, due dei popoli che più di ogni altra cosa si odiano sulla Terra, e dire che sono pure laureata in lingue orientali, vabbè).
Il bar in cui siamo andati si chiama Inferno. Inferno così, in italiano, per cui è bellissimo avere degli amici italiani e formare frasi del tipo: “stasera vai all’Inferno?” “dove sei? Sono all’Inferno” eccetera. Unico e solo bar heavy metal della città, con murales alle pareti del tipo lupo con zanne grondanti sangue, vergini suicide, montagnole di teschi, mostri e simili, i cui proprietari sono tedeschi, lui un ex metallaro, con capelli lunghissimi, palandrana di pelle nera e lei minuta, con un’espressione dolcissima, di quelle donnine che vorresti prendere in braccio e far loro le coccole.
Le persone dentro il bar per la maggior parte erano vestiti da scheletri, creature pallide, alcune ragazze cinesi avevano avuto la buona idea di mettersi un kimono da arti marziali. Due avevano il pigiama (idea che sfrutterò il prossimo anno), e uno era vestito come il fattorino delle pizze, ragazzo che ha scatenato la mia ammirazione più profonda.
Ma il protagonista della nostra storia non è un simpatico burlone che si diverte a vestirsi da omino-McDonald’s, no! È bensì l’uomo che ha deciso di farsi largo tra la folla con una cosa in mano.
Decidendo prima di sbandierarla tra la folla, folla per altro poco scandalizzata pensando che fosse una buona imitazione fatta di cera, plastica, materiali che esistono solo in Cina (tipo il löss), per poi sbatterlo con violenza sul tavolo da biliardo, per poi uscire barcollando dal locale (il tutto ha coperto un arco di tempo non maggiore di due minuti). Una volta fuori ha abbandonato la “cosa”, che si è rivelata essere vera, dati gli schizzi di sangue tutto intorno…

Annunci

2 thoughts on “La leggenda del chupacabras

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...