Cose a caso/Italiani in Cina

Due pagine fitte di nulla

Nel mio tentativo patetico di farmi amare dai cosiddetti “influencers”, ho partecipato con entusiasmo al contest lanciato dalla blogger Tegamini, per festeggiare i suoi 50k visitatori. Mica pizza e fichi, mica come me che rosico 10 visite al giorno, se va bene (nel senso che piove e si ha finito di cazzeggiare su Facebook).

Intanto andate a vedere che cosa combina questa Francesca, che parla per lo più di animali sconosciuti ai più, legge una quantità di libri che mi fa invidia e disegna tatuaggi bellissimi.

Bene, dove eravamo rimasti? Ah, sì, io che sono in Cina. Allora…

Faccio la maestra, e da brava maestra faccio favoritismi, e da brava insegnante nel ramo delle materie umanistiche riesco a tenere sulle spalle il tipico spolverino blu o beige tipico delle professoresse di antologia delle medie. Ve le ricordate le vostre professoresse delle medie che ai primi freddi autunnali sfoggiavano i jeans lunghi, mocassino senza calza, maglioncino non troppo pesante e lo spolverino immobile sulle spalle, cose che non riesci a fare a meno che di non diventare anche tu una professoressa di antologia delle medie? Lo spolverino si accorge delle truffe di un congiuntivo sbagliato, per cui se insegni matematica questo elegante dettaglio ti sarà precluso, se insegni tecnica non ti rimane che legartelo in vita.

Beh, a parte questo non sta succedendo molto qui. Ho deciso di scrivere per lo più per non perdere l’allenamento, e perché non sto facendo nulla che mi faccia sentire utile. Arrivo da una settimana di bagordi senza precedenti, una settimana di completa vacanza dal lavoro, quanto basta per dimenticare il nome di alcuni studenti (true story), in cui il mio obiettivo principale è stato quello di uscire tutte le sere, obiettivo onorato con gloria. Settimana in cui mi sono scoperta brava organizzatrice di serate low cost (ho speso poco più di dieci euro in tutto), ma devo ammettere che mi piace vincere facile, dato che vivo a distanza di passeggiata dalla strada “cool” di Shanghai. Anche se a essere sincera la mia distanza passeggiata qui si è dilatata notevolmente, per cui se mai e poi mai sarei andata da casa mia a Cuneo a piedi, lo stesso tragitto qui mi fa pensare “è dietro l’angolo, vorremo mica prendere un taxi?”.  Bene, poi ho messo quasi tutte le sere i tacchi, per cui entro di diritto nel regno delle persone adulte, di quelle che sanno vestirsi. Ho ballato tantissimo, complice anche il mio nuovo amico Jacob (che vive nell’ex camera di Cecilia ed è cicciotto come il sosia di G.R.III dello scorso anno, quindi sono stati rimpiazzati in due al prezzo di uno) che adora andare a ballare. Ho una nuova amica che ha una sorella riccia, ma purtroppo non sono riuscita a uscire con la ragazza che volevo conoscere meglio. Mi rimane ancora da onorare la promessa di una cena in un ristorante dello Xinjiang e in un all you can eat indiano.

Non giudicatemi male, non ancora, dovete ancora sapere cosa facevo durante il giorno per poi meritarmi una valvola di sfogo la sera. Tiravo a lucido l’appartamento. Più della scorsa volta, più a fondo, facendo cose più inutili, non solo spostando divani per pescare, ma anche andando a infilare la mano in stipi polverosi, appiccicosi, alti e unti in cucina. Ho stirato, una cosa che avevo fatto solo il primo anno a Torino, trascinato dall’entusiasmo della mia coinquilina che stirava. Ho cucinato cose buone e sane: minestrone, polpette di melanzane, gnocchi alla zucca, pasta con mille condimenti possibili. Ho trovato l’acqua Lurisia. Ci credereste? Costa 10 euro il pacco da sei bottiglie. Cose che ti dispiace fare la pipì dopo che l’hai bevuta.

Poi l’idillio si è rotto, l’acqua è finita, lunedì ho ricominciato a lavorare, ero stanca, già stufa e già in attesa del weekend, per fortuna i miei studenti sono adorabili. Però sono scivolata di nuovo nella routine che non mi perdono: lezione, ritorno a casa, pisolino (“non più di trenta minuti” — due ore e mezza più tardi…), cena di solito davanti a serie tv, troppe troppe serie tv, a letto troppo tardi; si ricomincia il ciclo con di nuovo pisolino pomeridiano troppo lungo che andrà ad avere effetti terribili sul sonno notturno.

Altre cose degne di nota di cui mi ero dimenticata: mi sono lasciata imbonire da una venditrice di cosmetici che mi ha rifilato una crema a 200 yuan (25 euro), una crema simpatica, che metti sul viso e lei inizia a sfrigolare facendo le bolle che poi scoppiano. Quando ha finito di fare rumore si toglie e si passa la crema idratante verde menta, che mi è stata regalata insieme all’acquisto sconsiderato che ho fatto. A me sembra di avere una pelle più sana, o forse è soltanto l’effetto placebo sortito dal senso di colpa per la somma spesa. Mi consolo anche pensando che una cosa del genere in Italia l’avrei pagata probabilmente sui 50 euro. Quindi tutti contenti, tutti molto idratati.

Non vedo l’ora di andare a vivere in Spagna per sempre. Che ci sto facendo qui? Uffa! Ho pure scaricato alcune canzoni degli Ska-p, che, con sommo imbarazzo, ricordo ancora perfettamente.

Accidenti, per non aver fatto niente, è uscito un post bello lungo!

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