Cose che succedono quando non studi francese/Italiani in Cina

Casa dolce Casa

Giovedì scorso, 1:30 a.m. del mattino, taglio il cordone ombelicale che mi collegava con il dormitorio degli studenti stranieri della Jiao Tong University andando a recuperare la bicicletta ancora parcheggiata là davanti.

ANTEFATTO.
Mercoledì 20 giugno ci viene comunicato che verremo sfrattati dalle nostre camere, a meno che non decidiamo di pagare una somma giornaliera superiore a quella che ho pagato in un ostello nel centro di Valencia. Inizia così per me, Cecilia e Sui-Lan l’esodo verso un appartamento a dieci minuti a piedi dall’università. Una camminata piacevole se non fosse che: ci sono 35 gradi, ozono a livello del suolo, umidità a livelli che neanche all’equatore, per raggiungere l’entrata del palazzo bisogna passare davanti a un baracchino che frigge quello che in cinese si chiama chou doufu, ovvero il tofu puzzolente, che in molti dicono puzzi come un mucchio di calzini sporchi, secondo me puzza come le uova marce (e i cinesi, coerentemente, lo mangiano). Posto che inizia a friggere il tofu dal mattino presto e smette verso le nove di sera. Ma non divaghiamo.

Tirchie e a corto di soldi, decidiamo di infiammarci i deltoidi trascinando valigie stracolme della nostra roba. Per me si è trattato di 4 viaggi andata e ritorno (il che mi fa ben sperare per quando dovrò tornare in Italia…) sempre con: valigiona, trolley, borsa a tracolla e zaino. La nostra amica Sorte fa sì che lo stesso giorno ci fossero dei lavori, tanto per cambiare, nel nostro palazzo, alla tromba degli ascensori, per cui in un’ occasione mi è capitato di dover farmi 12, e dico 12 piani a piedi con la mia roba. Sarò sincera, non ce l’ho fatta, mi sono fermata all’ottavo piano stremata, vedendo ormai unicorni saltellare davanti a me e un tunnel con una luce bianca in fondo. Per fortuna un gentile operaio degli ascensori si offre di aiutarmi e così raggiungo il mio piano.

LA CASA.
Si entra direttamente in soggiorno, a destra ci sono le porte della cucina e del bagno, che sono entrambi privi di finestre verso il mondo esterno, ma almeno con la ventola, poi proseguendo sulla destra c’è la porta della camera mia (la camera piccola) e sulla sinistra quella di Cecilia e Sui-Lan (la camera grande).
Non è male, è solo un po’ buia a causa di una infelice disposizione delle finestre. Ed è anche totalmente incapace di accogliere un grande chef come me, dato che non c’è niente in cucina, solo le tazze che ci siamo portate noi dal dormitorio, il bollitore per l’acqua, la mia fidata caffettierina  ❤ e un set di bicchieri della coca-cola che si vincono al MacDonald’s.
Pochi giorni prima del trasloco ufficiale io e Cecilia avevamo tirato a lucido la casetta, sperando di trovare una mazzetta da qualche milione sotto i cuscini del divano, invece no, cosa mai avrò trovato sotto il divano?

Un pesce. Secco stecchito. Il che lo posso anche accettare, ma vorrei tanto sapere cosa è successo PRIMA, per far sì che ci arrivasse, ma soprattutto che si decidesse di tenerlo lì sotto!

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2 thoughts on “Casa dolce Casa

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