Cose che succedono quando non studi francese

Una storia che NON riguarda la fatina dei denti

Sono sparita per un po’, vero, e me ne scuso. La vita pretendeva attenzioni, e con la vita intendo documenti per farmi mantenere ancora una volta dal governo cinese, ma questa è un’altra storia, pure noiosa. Nel frattempo, mentre fotocopiavo fogli in quantità tali da disboscare metà Polonia, facevo arrivare documenti dall’Inguscezia che certificassero la mia affiliazione all’ordine massonico dei Rosacroce, sono successe le seguenti cose degne di nota:

1) Sono arrivati i miei vestiti estivi, fino ad allora conservati in un luogo segreto, in Inguscezia.

2) Ho le formiche in bagno, come succedeva quando abitavo a Torino. Il che fa sì che non possa più abbandonare tazze sporche nel lavandino continuando a comprarne di nuove pur di non lavarle. Perchè la prossima vittima sarò io, verrò sollevata di peso e trascinata in cunicoli sotterranei

3) Ho un molestatore, è un uomo di 35-40 anni circa, grasso, pelato e sudaticcio. Popola unicamente la mia classe di speaking il giovedì mattina e, coerentemente, non spiccica una parola. Una persona contro la quale la vita si è accanita senza un apparente motivo.
Di aspetto cinese, cresciuto in Australia, lo scelgo avventatamente come vicino di banco tre settimane fa. Disegnava cose sul quaderno tipo casette, fiori,macchie, figure geometriche, quadrati. Quando butto un occhio sul suo banco lui chiude di scatto il quaderno, avvicina il libro di testo e inizia a prendere appunti random. Quando mi sono rigirata, ha ripreso a disegnare. A un certo punto mi chiede l’indirizzo mail, e io penso che, anche se decidesse di diventare insistente, la mail è meno invasiva di un numero di telefono che squilla a notte fonda, quindi glielo lascio.

Il giorno dopo (venerdì) mi scrive una mail. Qualcosa come: ciao, sono Ben, tuo compagno di speaking, buon fine settimana. Io non rispondo.

Il giovedì della settimana dopo (due settimane fa) non vado a lezione. Il pomeriggio mi arriva una mail: spero tutto bene, abbiamo studiato la lezione 4. Io continuo a non rispondere.

Il giovedì della scorsa settimana vado a lezione e penso che sarò salva. Invece no, torno a casa e leggo una mail vuota, il cui messaggio era tutto concentrato nell’oggetto: mi ha fatto piacere vederti oggi, stai bene. Non rispondo, è una questione di principio contro orrori stilistici.

Oggi vado a lezione, entro in classe e saluto un ragazzo giapponese seduto davanti a lui, lui mi fa un cenno a cui non rispondo, e vado a sedermi lontano. Verso la metà della prima ora scoppia a piangere. Ora, i casi sono due: o si è follemente innamorato, oppure si è riconosciuto nella storia che la prof stava raccontando, di come i taxisti cercano sempre di fregare i primi venuti. Si è calmato, nonostante continuasse a tirare su con il naso, a parlottare tra sè e chiudersi sempre di più sopra il quaderno. Durante l’intervallo ha poi deciso di andarsene definitivamente.

Questo solo per dimostrare che è obiettivamente creepy, quindi John deve smetterla di dirmi che dovrei dargli corda, che magari si rivela essere una persona perbene.

E poi la questione mi ha fatto pensare a questo articolo, a quanto brutti e sfigati siamo alle medie, pelose chiuse in un angolo con i nostri pari (anche se l’irsutismo in alcuni casi continua a sbeffeggiarci), chi prima chi dopo si riprende, sboccia e spezza l’incanto delle scuole medie (anche se la saggia Ilaria dice che le persone veramente cool erano quelle che nessuno invitava alle feste alle medie). Ci sono persone come lui, invece, che hanno la vita contro dalle medie ad ora.

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