Cose che succedono quando non studi francese

Capodanni, compleanni, cineserie e cincillà. Parte seconda: a cavallo del coniglio galoppando verso il drago.

Ho visto cose che voi conigli non potete nemmeno immaginare: vagoni della metropolitana deserti per chilometri e chilometri, strade a quattro corsie per senso di marcia deserte per chilometri e chilometri, strade con saracinesche abbassate per chilometri e chilometri.

Domenica pomeriggio la città si stava preparando per dare il benvenuto all’anno del drago, quando già da qualche giorno si sentivano botti in continuazione, provenienti da ogni parte, per cui ogni tanto pareva di trovarsi in guerra. Io, Cecilia, Sui Lan e John, gli unici quattro scemi rimasti in città, abbiamo deciso di fare una passeggiata nella zona della città chiamata Yuyuan Garden (in cinese si chiama solo Yuyuan, perché “yuan” significa da solo “giardino”, quindi in inglese suona come: giardino Yu giardino, sono le piccole cose che mi rendono felice), zona della città costruita attorno a un’antica residenza, una pagoda con giardino, attorno alla quale hanno deciso di costruire altrettante pagode finto-antico. Molto cinese, rimane comunque un bel posto suggestivo, facile da raggiungere e vicino alle principali cose fighe di Shanghai.

Sfidando dunque un vento gelido abbiamo fatto una passeggiata, abbiamo fatto foto a un gigante dragone di plastica sponsorizzato dalla Pepsi, circondato alla base da bamboline che reggevano bottiglie di cola, e abbiamo chiesto a un cinese di fare una foto a noi quattro. La scena si è svolta così: Cecilia ha individuato un cinese con una fotocamera strabiliante, per cui non c’era pericolo che fuggisse con la sua, altrettanto strabiliante e nuova di zecca. Il cinese, professionalissimo, ha fatto foto con la macchina di Cecilia, poi ha iniziato con la sua, dandoci direttive su come sistemarci. Altri cinesi, attirati da cose quali: i miei capelli sciolti, John altissimo, quattro stranieri tutti insieme in un colpo solo, hanno iniziato a mettersi di fianco al nostro fotografo appena ingaggiato e farci foto, è stato divertentissimo. Io ho suggerito ai miei compagni di avventure che adesso andranno in giro a mostrarci e a vantarsi di essere nostri amici…

Dopo aver fatto un’altra scopacciata di vento, perso la sensibilità a diversi arti, John ci invita a casa sua, cuciniamo e poi ci autoinvitiamo a casa di un suo amico che abita ancora più a est, sempre più vicino ai velieri che cadono dal bordo, e ha un appartamento alla bellezza del 32° piano! E guarda verso ovest, quindi verso la città. Si chiacchiera. Bum! Si beve e si ride. Bum bum! Sono le undici appena. Ka-boom! Decidiamo di uscire sul balcone avvolti in copertone di lana e sotto di noi la città è fuoco e fiamme, tutto dove si guarda ci sono fuochi d’artificio. Ogni direzione! Molto meglio dei fuochi organizzati, qui ognuno, in barba alla sicurezza, si arroga il diritto di sparare fuochi d’artificio, per cui si ha l’imbarazzo della scelta verso dove guardare. Il tutto dura per molto più di un’ora ed era incredibile vedere da quell’altezza strade deserte per chilometri e chilometri (vedi sopra) e vedere i nuvoloni di fumo da polvere da sparo alzarsi.

TO BE CONTINUED…

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