Cose a caso/Italiani in Cina

Giorni di ordinaria (sub)vita

Sono malatina, non la farò troppo lunga, sono un po’ raffreddata e tossisco my soul away. Sono vari giorni che non esco dal nido, per cui continuo a inalare gli stessi germi che espello ogni volta che tossisco. E prima di ridurmi a parlare sola, con gli elettrodomestici (cosa che facevo già a Torino, ad essere sincera), con il mio riflesso o con il gatto che ho appiccicato al muro, provo a scrivere, almeno ho la sensazione di conversare con qualcuno. Dopodichè, la pazzia.

A onor della cronaca non è proprio vero che non esco da giorni. Sono uscita per esempio mercoledì, giorno in cui, secondo me, ho contratto il morbo, che vorrei trasmettere a qualche milione di cinesi, noi europei siamo sempre degli ottimi convettori, perché non funziona anche stavolta? Mercoledì dunque. Sono andata a cena con il mio amico americano Tyler, sono passata in camera sua e gli ho chiesto: il posto che fa bagel è aperto la sera? E lui, per la seconda volta stupito (era rimasto scioccato, la prima volta, quando gli avevo detto che non avevo mai mangiato un bagel, aggiungendo: non è nemmeno americano, ma ebraico. Your arguement is invalid), mi ha detto: i bagel si mangiano a colazione… abbiamo allora ripiegato su un posticino qui nei dintorni, in cui nessuno dei due era ancora andato, che mi aveva suggerito un ragazzo inglese, qualche giorno prima. Cibo all’altezza delle aspettative, locale con cucina occidentale, una pasta come solo mamma sa fare! Le cose che non mi aspettavo sono state le seguenti. Il menù online era giallo e arancione, il posto era una baita norvegese. Le cameriere vestivano nero e arancione choc, il posto era rivestito di pannelli di legno e aveva mobili antichi contro le pareti. Era un localino intimo, bottiglie in bella vista su scaffali dal gusto un po’ retrò, perfetto per delle coppiette, su ogni tavolo c’erano degli alberini di Natale di plastica con lucine intermittenti. Vabbè, coerenza a parte, pieni voti. Poi mi sono raffreddata.

Tyler è andata a trovare amici a Nanjing, Cecilia è raffreddata come me, il sosia di G.R.III sta attraversando la fase: la mia ragazza se ne va negli States per sempre, quindi non è che sia di compagnia. Per cui, non avendo una vita sociale da mandare avanti, mi sono rinchiusa nel mio bozzolo. Giovedì non sono andata a lezione, salvo poi scoprire che sono super borderline, al limite delle assenze consentite, per cui dovrò resistere tre settimane senza mai mancare, damn it. Ho dormito. Mi sono svegliata e non ho avuto l’ardire di uscire dal letto. Ok, lo ammetto, non mi sono fatta neanche la doccia fino a venerdì tardo mattino. Dopo aver avuto una ricaduta e un veloce sonno, alle quattro mi sono avventurata alla ricerca di cibo. Sono andata in un posticino che era nostro amico finchè non ha deciso di aumentare un po’ i prezzi, ma avevo voglia di pasta al tonno e là la fanno buonissima (salvo metterci cinquanta minuti a prepararla, vanno a pescare i tonni nell’Oceano Indiano ogni volta?). Faceva freddo, tossivo e era sospinta da raffiche di vento, la piccola fiammiferaia, insomma. Al ritorno mi sono fermata in un supermercato e, non vorrei essere teatrale, però non so se ce l’avrei fatta a ritornare all’università straight. Mi sarei forse accasciata in un angolo, a pochi metri dal traguardo, chissà. Beh, fatto sta che al supermercato decido di gettare le basi per il mio bunker. Cibo, bevande, le cagate le troverò su internet, no need.

Torno fiera in camera, e mi rimetto in pigiama, sotto le coperte, guardo telefilm, telefilm telefilm, scarico canzoni, imparo Dolcenera di De Andrè, aggiorno il profilo su siti sconosciuti, traduco il profilo (non sapevo davvero cosa fare) e poi, alle due del mattino, per nulla stanca, ma annoiata, la caduta di stile: mi guardo puntate di room raiders sul sito di Mtv Italia. Chissà che cosa viene dopo? Il poker online? Non so, ho avuto la decenza di andare a dormire alle tre.

Venerdì mattina mi sveglio e, stendendo il braccio fuori dalla finestra, maledico la Cina, il suo clima bislacco, la latitudine, i massoni. E poi niente, vado a lezione, non posso fare altrimenti.

Stamattina mi devo avventurare fuori per la seconda volta, mi attende la firma del contratto del lavoro che inizio la prossima settimana. 🙂

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4 thoughts on “Giorni di ordinaria (sub)vita

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