Architettura cinese/Viaggi

Viaggio a occidente

Benvenuti in una delle quattro stazioni di Shanghai, le cui dimensioni (questo è solo il secondo piano), siano, credo, equivalenti a quelle della mia cittadina natale. O quelle di due aeroporti.

Dove hanno una VIP Lounge, per chi aspetta il treno e ha i soldi per comprarlo, quel treno, davvero esclusiva. Nel senso che se tenti di attraversarla semplicemente per andare dall’altra parte, un’hostess cortesemente ti invita a prendere la scorciatoia del popolo: un corridoio raso vetrata, con vista cantieri e un paravento opaco che ti impedisce di guardare dentro la VIP Lounge cosa fanno i ricchi, caso mai ti venisse la curiosità.

Ma lascio che i ricchi governino imperi e salgo sul treno.

La sensazione aeroporto rimane, sedili puliti e comodi, tavolino sullo schienale del posto di fronte, hostess che passano con il carrello dei cibi e delle bevande. Ho il posto vicino al finestrino, pensate quante cose vedrò, se non mi addormenterò di schianto!

Per esempio, quando passiamo per Suzhou, uno vede esattamente quello che si aspetta, ovvero: casette con i tetti con le punte rivolte all’insù, che si contendono lo spazio con casermoni (con i tetti con le punte all’insù), che fanno molto sovietico. A tratti, in mezzo a cortili sterrati, ci sono aste lunghissime che sventolano la bandiera cinese, caso mai uno avesse pensato di trovarsi nella Russia di Stalin.

Altre curiosità architettoniche che mi hanno dato da pensare sono le seguenti: perché gli ingegneri cinesi hanno deciso di costruire mostri di decine di piani a due passi da acquitrini malsani? Acquitrini chiaramente golosi e impazienti di fagocitare i palazzoni in un umido abbraccio fangoso.

E poi ho visto quadrati d’acqua delimitati da confini di terra, e su quelle strette lingue sterrate, persone hanno costruito le loro case. Perchè? Umido e freddo d’inverno, umido e caldo d’estate.

Chiaramente mi sono addormentata di schianto e quando sono arrivata, mi guardavano tutti. Una città in cui c’erano solo cinesi e due occidentali.

Un viaje a occidente.

Bienvenidos en una de las cuatros esaciones de trenes de Shanghai, las cuyas dimensiones (este es solo la segunda planta), son la misma de mi ciudad natal. O las de dos aeropuertos.

Donde hay una Vip lounge, para quien espera el tren y tiene bastante dinero para comprarlo, el tren ese, de veras muy exclusiva. Es decir, si ententas cruzarla solo para alcanzar el otro lado, una hostess te envita a pasar por el atajo del pueblo: un pasillo rasante una vetrera, con vista en las obras de costrucciones, y una pared tapadera que impide mirar lo que pasa dentro de la Vip lounge, por si acaso tuviera la curiosidad de espiar que hacen los ricos.

Dejo que los ricos se dediquen a sus imperios y subo al tren.

La sensación de aeropuerto permanece: asientos limpios y cómodos, hostess que pasan con carritos y venden comidas y bebidas. Tengo el asiento cerca de la ventanilla. ¡pensad cuantas cosa maravillosa podré ver si no me duermo de golpe!

Por exemplo, cuando pasamos por Suzhou, uno ve exactamente lo que espera, o sea, casitas con techos con las puntas hacia arriba, que se contenden el espacio con caserones (con los techos con las puntas hacia arriba), que lo hace todo muy soviético. A trechos, en el medio de corrales hay astas larguissimos que flamean la bandera china, por si acaso uno pensaba de estar el la Rusia de Stalin.

Otras curiosidad asquitectónicas que me hicieron pensar fueron las siguentes: ¿porqué los ingenieros chinos han decidido construir monstruo con decenas de pisos a pocos pasos de paules insalubres? Paules claramente golosos y impacientes de fagocitar los palacios en un húmedo abrazo cenagoso. Y luego he visto cuadros de acqua delimitado por confines de tierra, y arriba de aquella estrecha lengua de tierra, hay quien ha construido su casa. ¿porqué? Va a ser húmedo y frío por el invierno, húmedo y caliente por el verano.

Como previsto me duermo de golpe, y cuando llego todos me miran. Una ciudad en la cual había solo chinos y dos occidentales.

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