Storie di gatti

La storia del micio che viveva nello spazio/2

 

Il nostro micio viveva nella casa di un inventore, che a dir la verità, non inventava più nulla da qualche tempo, dato che aveva conquistato la fama con un prodotto lanciato sul mercato qualche anno prima, e ormai si dedicava semplicemente a perfezionarlo.
Si trattava di un lettore del pensiero animale.
Ecco come decise di inventarlo.
Nell’epoca in cui si svolge la nostra storia, il genere umano aveva da secoli perso l’abitudine a parlare, e ancor di più quella di scrivere, perché si trattava di forme di comunicazione che, con il passare del tempo, erano risultate troppo lente. Ci si limitava a rivolgere i propri pensieri all’interlocutore. Purtroppo gli animali erano rimasti ai bordi di questa rivoluzione della comunicazione, e questo dispiaceva sopratutto ai bambini, che passavano con loro la maggior parte del tempo.
L’inventore si era accorto di questo quando suo figlio, quando aveva appena imparato a pensare, tentava di comunicare con il micio che gli avevano regalato per il compleanno, proprio come faceva con lui e con la mamma. Ma il micio guardava interrogativo quel bambino che si sforzava e lo fissava intensamente, nel più assoluto silenzio, senza riuscire a capire cosa tentasse di trasmettergli, per cui annoiato, iniziava a passeggiare per il giardino, dimenticandosi del piccolo umano muto.
L’inventore capiva quanto poteva soffrire suo figlio, captava i suoi pensieri tristi, per cui decise che doveva fare qualcosa.
Provò prima di tutto a pensare con il gatto, magari suo figlio, ancora piccolo e con la capacità di comunicare con il pensiero ancora non del tutto formata non riusciva a comunicare con il micio, ma niente da fare. Il micio lo guardava fisso, incuriosito da quel secondo umano, muto e concentrato. Sbadigliò, socchiuse gli occhi e se ne andò.
L’inventore, preso dal doppio desiderio di far felice il suo bambino e di sapere cosa passasse nella mente del micio, si chiuse nel suo laboratorio, smettendo di pensare con la sua famiglia, alcune volte persino dimenticandosi di mangiare, finchè un giorno emerse raggiante, esultando: guardate cosa ho creato! La moglie e il figlio quasi si spaventarono per la violenza del suo pensiero, però furono felici di commentare l’invenzione: un lettore di pensiero per animali.
Basta adattarlo al casco della tuta spaziale del micio e il gioco è fatto, pensava trafelato l’inventore, incapace, per l’emozione, di essere più chiaro.
Si calmò e iniziò a spiegare come sistemarlo e come accenderlo. Spiegò anche che per i primi tempi era meglio non stressare troppo il micino, che fino ad allora era vissuto nel più completo silenzio e di colpo veniva bombardato da pensieri rumorosi, che poteva spaventarsi, quindi consigliò alla famiglia di accenderlo un paio di ore al giorno, per cominciare.

Nuestro gatito vivía en casa de un inventor, que, en realidad, no inventaba nada desde ya hace tiempo, como se había vuelto conocido, porqué habia lanzado un producto y ahora se dedicaba solo en perfeccionarlo.

Se trataba de un lector de pensamiento animal.

Así como decidió inventarlo.

En la época en la cual nuestra historia se desarolla, el género humano había perdido la costumbre en hablar, y aún más la de escribir, porqué se trataba de formas de comunicar que, con el pasar el tiempo, se habían revelado demasiado lentas. Ahora solo era suficiente dirigir los pensamientos hacia el interlocutor. Desafortunadamente los animales se habian quedado al borde de esta revolución, y esto afectaba sobre todo los niños, como pasaban con ellos la mayoria del tiempo.

El inventor se había dado cuenta de este, cuando su niño, como acababa de aprender a pensar, ententaba comunicar con el gato, su regalo de cumpleaño, propio como hacía con él y con la mama.

Pero el gato miraba con curiosidad aquel niño que hacía unos esfuerzos muy grandes y lo fijaba con intensidad, en silencio absoluto, sin comprender lo que queria transmitirle, así que se iba pasear por el jardín aburrido, olvidandose del pequeño humano.

El inventor comprendía como podía sufrir su hijo, captaba sus pensamientos tristes, así que decidió hacer algo.

Ententó, ante todo, pensar con el gato, quizás su hijo, todavía pequeño y con la capacidad de comunicar con el pensamiento no completamente desarollada, no alcanzaba comunicar con el gato, pero nada. El gato seguiba mirando interrogativo a aquel segundo humano, mudo y concentrado.

Bostezó, entrecierró los ojos y se fue.

El inventor, sentiendo los grandes deseos de hacer feliz su hijo y de saber cosa podía pensar el gato, se encierró en su laboratorio, dejando de pensar con su familia, y a veces tambíen olvidandose de comer, hasta que un dia salío radiante, exultando: ¡mirad lo que he creado! La mujer y el hijo casi se asustaron por la violencia de su pensamiento, pero fueron felices de comentar la invención: un lector de pensamiento animal.

Es suficiente adaptarlo al casco de la escafandra espacial del gato y ya está, pensaba jadeante el inventor, incapaz, por la emoción, de ser más claro.

Se calmó y empezó a explicar como colocarlo y encenderlo. Explicó tambíen que en un primer tiempo era mejor no estresar demasiado el gato, que hasta ahora había vivido en el silencio absoluto, y de golpe era acosados por pensamientos ruidosos, que podía asustarse, además aconsejo a la familia de encenderlo un par de oras cada día, por empezar.

 

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