Cose che succedono quando non studi francese/Stranieri in Cina

Rapimento

Io e una mia “amica” siamo state rapite ieri pomeriggio da due cinesine, che hanno usato una tecnica molto efficacie quanto raffinata. Le cose sono andate più o meno così: io e lei, che per comodità, d’ora in poi chiameremo Cecilia, una delle due ragazze cilene, siamo andate in giro per la città a caccia di cose a poco prezzo, approfittando, appunto, della posizione geografica privilegiata. Abbiamo prima deciso di concederci una passeggiata in un parco vicino al quartiere dei negozietti che Cecilia conosceva, ed è lì dove è scattata la trappola.

Due ragazze cinesi ci chiedono di scattar loro una foto con come sfondo un paio di grattacieli, tra cui uno vagamente somigliante a un apribottiglie, mentre io prendo la macchina fotografica, loro invitano Cecilia a unirsi allo scatto. Fatto ciò, iniziano a chiacchierare con noi, e come al solito, ci fanno i complimenti su come parliamo bene cinese. Una addirittura si offre volontaria per insegnarmi ancora meglio il cinese, a patto che io l’aiuti con l’inglese. Dopo qualche minuto in cui, ferme nel parco, chiacchieravamo con loro, Cecilia mi dice, in spagnolo per non farsi capire: ci ha invitato ad andare a prendere il tè con loro, che facciamo, andiamo? E io penso che sì, non sembra male come idea, anche se, come al solito, mi attraversano pensieri del tipo: che mai avremo da dirci io e queste cinesi? Ma comunque, in barba alle differenze culturali ci avviamo per stradine sempre più strette e maleodoranti, mentre la cinese che mi aveva scelta come scambio culturale blaterava vicino a me qualcosa sul suo paese natale e Mao…

Arriviamo di fronte a una casa da tè, ed entriamo accompagnate dalla profezia: oggi è l’ultimo giorno in cui si può assistere alla cerimonia del tè!

Ci fanno accomodare in una saletta (che, solo adesso che ci penso, sembrava essere l’unica di quel posto, e, in effetti, aveva il tavolino già apparecchiato, ma poi capirete perché mi vengono questi sospetti…) e una cinese con una voce stridula e fastidiosa inizia a snocciolare la millenaria storia del tè, ci spiega i rudimenti dei numeri fortunati cinesi (6, 8, 9, 10 e 11) e ce ne fa scegliere uno. Io e Cecilia scegliamo l’8 e allora la cameriera sistema sul tagliere di legno dove già c’era la teiera, otto tazzine, grosse quanto due ditali, non di più. E ci allunga un menù, dal quale dovremmo scegliere otto tipi di tè. Viene fuori che ogni tipo di tè, ogni sorso, in pratica, vista la grandezza delle tazze, costa sui 5 euro. Quindi in pratica dovremmo pagare 40 euro per 8 sorsi di tè? Ma neanche morte!

Allora cautamente io lo faccio notare a Cecilia, che si spaventa un po’ visto l’ammontare della cifra, e avanza un timido: ma noi non abbiamo tutti questi soldi! E le cinesine insistono, dicono che è l’ultimo giorno in cui possiamo assistere a una cosa del genere, imperdibile. Iniziano a dire che possiamo scegliere anche solo due tipi di tè, ma sarebbe comunque una spesa di 100 yuan, con i quali, davvero, si può sopravvivere vari giorni. Allora, con molto tatto, decliniamo e ce ne andiamo. Diciamo che torneremo l’indomani, porteremo dei soldi e ci daremo al tè.

Così fuggiamo e Cecilia mi fa venire il Dubbio. E se si fosse trattato non di due cinesine qualsiasi, ma di due adescatrici, pagate dalla casa da tè per portarci clienti? Il dubbio ancora rimane, naturalmente noi non siamo tornate là, e loro non ci hanno chiamato, nonostante noi stupidamente avessimo lasciato loro i nostri numeri di cellulare.

Secuestro

yo e una “amiga” mia fuimos secuestradas por dos chinitas, que han utilizado un metodo muy eficaz y muy apuesto.

Los echos son más o menos estos: yo y ella, que desde ahora la llamaremos Cecilia, una de las dos chicas chilenas, fuimos a dar una vuelta por la ciudad, buscando cosas baratas, aprovechando de nuestra ubicación.

Decidimos, antes, de dar una vuelta por un parque cerca del barrio de las tienditas que Cecilia conocía, y fue allí que fuimos secuestradas.

Dos chicas chinas nos piden de hacerles una foto con dos rascacielos al fondo, uno muy parecido a un apridor gigante. Como yo cogo la máquina de foto, ellas llaman a Cecilia, para que se úne a ellas. Echa la foto, se ponen a charlar con nosotras, y, como siempre, nos hacen las felicidades por nuestro nivél de chino. Una de las dos, se ofrece, nada meno, como mi profesora de chino, puesto que yo la vaya ayudar con el inglés. Duespués de unos minutos en que estábamos hablando con las dos, Cecilia me dice en español, para que no se enteren: nos ha invitado a tomar un té juntas… ¿qué hacemos? ¿Vamos? Y yo pienso, que sí, me parece una buena idea, aún si, como siempre, me cruzan las cabezas pensamientos como: ¿qué vamos contarnos yo y las chinas estas? Pero, sin miedo de las diferencias culturales, nos vamos, cruzando callejones aún más estrechos y malolientes, mientras que la china que me había elegido como su profesora jabbía algo sobre su pueblo y Mao…

Llegamos delante de la casa de té y nos anuncian una profecía: hoy es el último día en que podemos asistir a la ceremonia del té.

Nos llevan a una sala privada (que, ahora que lo pienso, parecía ser la unica de aquél lugar, y, además, ya tenian la mesa puesta, luego comprenderéis porqué tengo estos sospechos…), y una china con voz chillona y molesta empieza contarnos las historia milenaria del té, nos enseña los numeros considerado más afortunados por los chinos (6, 8, 9, 10, 11) y nos pide que elegimos uno. Yo y Cecilia elegimos el 8, así que la camarera pone arriba de la bandeja donde ya estaba puesta la tetera, 8 tazas, grandes como dos dedals, no más. Y nos presenta el menú, desde tenemos que elegir 8 tipos de té. Nos enteramos de que cada tipo de té, o mejor dicho, cada sorbo, por lo grandes que son las tazas, cuesta unos 5 euros. ¿así que tendremos que pagar 40 euros para 8 tragos de té? ¡Naranjas de la China! (como estamos en China…). Yo lo digo a Cecilia, que se asusta por el precio y timidamente dice a las dos chinas: per.. no tenemos todo ese dinero. Y las chinitas insisten, dicen que es el último día en que podemos asistir a algo parecido, que es imperdible. Empiezan diciendonos que podemos elegir dos tipos de té, pero de todo modo, también deberiamos pagar unos 100 yuan, con los cuales puedes comer unos días. Así que rehusamos y nos vamos. Prometimos que volveremos el día siguiente, llevando dinero, y probando los tes.

Así huimos y Cecilia me hace recelar. ¿Y si no fueron dos chinitas cualquiera, pero dos “seductoras”, pagadas por la casa de té, para que lleven más clientes posibles? Aún tenemos esta duda, natural que no regresamos ahí, y ellas no nos han llamado, no obstante les dimos nuestros números de moviles.


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