Cose che succedono quando non studi francese/Italiani in Cina

Un giro per la città

In preda a una fluttuazione della personalità, che mi porta ad avere dubbi su chi sia e su dove sia, decido di intraprendere un’esplorazione dei dintorni dell’università, più che altro ero spinta dai morsi della fame e dal desiderio incontenibile di cerare un supermercato Renrenle”.
Così mi spingo attraverso tutto il campus ed esco dalla porta più lontana dal mio dormitorio. Niente da fare, il campus, anche nelle zone a me ancora sconosciute, non promette nulla di buono. Cantieri (ma non si capisce se stanno costruendo cose nuove o le stanno abbattendo), polvere, mattoni, rumori di martelli, edifici di parvenza europea decadenti, brutture, cielo grigio. Intravedo un vicolo, nel quale per altro non mi infilerei neanche sotto tortura, in cui campeggia un’insegna annerita della posta e un baracchino dove fanno fotocopie e forse vendono organi. La città al di fuori è cinese: grattacieli, cinesi per strada che vendono cose da mangiare, negozi grossi come noci. Non trovo il supermercato dei miei desideri, ma un ristorante giapponese che mi sfama con un riso piccante. Sulla via del ritorno tento di contrattare per una borsa, ma non funziona e vengo ignorata dalla signora che non ha nessuna intenzione a cedere e farmi lo sconto di 5 yuan (che sono poi 50 centesimi in euro, però è ormai una questione personale…), entro in un costoso negozio di alimenti alternativi, dal quale fuggo quando vedo che vendono lo zucchero a 36 yuan (che è caro anche se lo convertiamo in euro, 4). Quando ho la sensazione di essermi persa, torno indietro, tentando di non farmi vedere dalla signora delle borse, entro di nuovo nel campus e ho la brillante idea di cercare l’edificio dove avrò lezione, e scopro, con piacere che è il più moderno e nuovo di tutti quelli nel campus. La mia giornata migliora.

Una vuelta por la ciudad

víctima de dudas acerca de mi personalidad, por lo tanto no sabendo quien soy y donde soy, hace algunos días he decido aventurarme por las calles alrededor del campus, sobretodo empujada por el hambre, y el deseo de buscar el supermercadoRenrenle”.
Así que cruzo el campus, y salgo por la puerta más lejos de mi dormitorio. Pero nada, también en los lugares desconocidos, el campus sigue feo. Obras (díficil decir si están construyendo o destruyendo), polvo de cemento, ladrillos, ruido de martillos, edificios que parecen europeos deteriorados, cielo gris. Vislumbro un callejón en el que no pasaría ni tampoco amenazada, en el que hay el letrero de una oficina de correo y de una tiendita donde hacen fotocopias y quizás venden organos. La ciudad por afuera es típicamente china: rascacielos, chinos por la calles que vendon cosas para comer, tiendas grandes como nueces. No encuentro el supermercado de mis deseos, pero un restaurante japonés que me quita el hambre con un arroz picante. Al regresar entento negociar por un bolso, pero no funciona y la señora me ignora, sin ninguna intención de rendirse y concederme un descuento de 5 yuan (que no son más de 50 céntimos, pero ahora la cuestión se ha hecho personal…). Entro en una tienda de comestibles alternativos, desde el cual huyo como veo que el azúcar cuesta 36 yuan (que es mucho también en euro, 4). Cuando me parece de estar extraviada, regreso, ententando no hacerme ver por la señora de los bolsos, entro otra vez en el campus y me da gana ir a ver el edificio donde tendré las clases, y descubro que es el más moderno y nuevo de todos los en el campus. Mi día ahora es mejor.


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